Sempre lo stesso concerto

Oggi vi parlo di concerti e di fan, ma soprattutto di una frase che probabilmente non vi è nuova: vai sempre allo stesso concerto.

Forse questa domanda ve l’avranno fatta tante volte mentre stavate preparando la valigia per assistere all’ennesima data dello stesso tour, oppure l’avrete fatta voi a qualcuno in procinto di partire chissà per dove, per andare ad ascoltare sempre quello stesso cantante.

Tutto è iniziato in un'Arena di Verona vuota, dal desiderio di vedere quel luogo ricco di storia riempirsi di musica
Galeotto fu Il padrone della festa

Ha senso attraversare l’Italia per un concerto?

Se sei/sette anni fa qualcuno mi avesse fatto questa domanda probabilmente avrei risposto di no. Ebbene si, lo confesso, ero una di quelle persone che non capiva, che chiedeva: ma non è sempre lo stesso concerto?

Ho sempre amato la musica dal vivo, ho visto i live di tanti artisti ma fino a cinque anni fa per me non aveva senso vedere due date dello stesso tour. Premetto che ho la fortuna di vivere a Roma, per cui assistere a un qualunque concerto è estremamente facile, ma non avevo neanche mai pensato di salire su un treno, un pullman o un aereo per rivedere una cosa già vista.

Qualcuno potrebbe obiettare che forse non c’era nessuno che mi appassionasse al punto di fare una valigia e partire, vi dico che non è così, seguivo già un artista da tanti anni senza perdere un’intervista, una partecipazione radiofonica, un tour, un instore ma limitandomi semplicemente alla mia città.

Galeotto fu il Padrone della Festa

Avete presente il detto “mai dire mai”? Beh la saggezza popolare non sbaglia. Vi racconto cosa è successo nel 2015 anno in cui mi sono ritrovata con una valigia in mano, destinazione concerto.

E’ successo tutto un po’ per caso, si sono verificate una serie di coincidenze fortuite:

  • una visita a Verona
  • la pubblicazione del primo e unico album in trio di Fabi Silvestri Gazzè con conseguente tour
  • l’iscrizione a un gruppo fan su Facebook

A fine agosto del 2014, prima di riprendere a pieno ritmo con il lavoro, ho deciso di fare una gita di un giorno a Verona e, visitando l’Arena mi sono detta che mi sarebbe piaciuto poter assistere a uno spettacolo in quel posto. Una di quelle cose che pensi tra te e te e neanche sai se mai si avvereranno.

Nel frattempo in quello stesso anno era stato lanciato il progetto Il padrone della festa del trio Fabi Silvestri Gazzè, un album di inediti scritti a sei mani, a cui sarebbe seguito un tour nei palazzetti. Incuriosita dal progetto, e anche certa del risultato, ad agosto, prima ancora dell’uscita del disco, avevo già acquistato il biglietto per assistere a una delle due date romane del tour.

Nei mesi successivi, a disco pubblicato, la discussione nel gruppo Facebook di fan di uno dei tre artisti, a cui mi ero iscritta qualche tempo prima, si era riaccesa dopo uno dei classici periodi sottotono che normalmente seguono la fine di un tour in attesa di qualcosa di nuovo.

A Dicembre finito il tour anche l’avventura del trio sembrava essere al termine, quando viene inaspettatamente annunciata una data all’Arena di Verona il 22 Maggio. Sarebbe stato l’ultimo concerto prima dello scioglimento del trio.

Sarei bugiarda se vi dicessi che non sono subito tornata con la mente alla gita di qualche mese prima e alla voglia di vedere uno spettacolo in quel luogo ricco di storia. Se ad agosto avevo pensato che forse non ne sarebbe capitata l’occasione, ora ce l’avevo davanti. Dopo tanti ripensamenti sul viaggio, i costi, i posti lontani per risparmiare, alla fine l’ho fatto, ho comprato un biglietto.

La nuvola su Verona

Dal giorno dell’acquisto in poi tutto si è svolto senza pensare troppo a quel che sarebbe successo finché non è arrivato Maggio. Più si avvicinava la data della partenza più mi convincevo dell’assurdità di quello che stavo facendo e il meteo poi ci stava mettendo del suo, ci aspettava un weekend di temporali fitti. La situazione nella mia testa era la seguente: ho speso soldi per andare a prendere un sacco d’acqua, ammalarmi e forse neanche vedere niente.

Nel mentre avevo anche provato a contattare qualcuno nel gruppo per fare a Verona in un giorno e mezzo quello che in anni non avevo mai fatto a Roma, incontrare qualcuno che avesse la mia stessa passione.

Alla fine il 22 Maggio armata di impermeabile, ombrello e telo plastificato per le gradinate sono partita. Prima del live ho incontrato qualche iscritto al gruppo per un aperitivo, poi ognuno ha raggiunto il suo posto per assistere al concerto.

Di quella trasferta oggi ricordo litri d’acqua, un bellissimo concerto incredibilmente asciutto, e la scoperta di un mondo a me ignoto.

Un mondo in movimento

A Verona ho visto persone provenienti da ogni parte d’Italia che erano lì per vedere un concerto, di certo quello era un evento eccezionale, sarebbe dovuto essere l’ultimo concerto in trio, probabilmente molti avevano scelto di andare anche per questo.

Quando sono tornata a casa forse non l’avevo capito ancora del tutto ma oggi so che quello che ho visto a Verona non era un’eccezione, è quello che succede a ogni data di qualsiasi artista.

Il popolo dei concerti è fatto di persone diverse tra loro per età, posizione geografica, estrazione sociale e situazione familiare, che attraversano l’Italia, e non solo, inseguendo un’emozione. Il concerto di un artista, diverso per ognuno, è il momento in cui ricaricare le batterie, piangere, ridere, spegnere i pensieri. E’ il luogo in cui riconosci negli occhi degli altri la stessa luce che hanno i tuoi, vedi lo stesso entusiasmo che ti ha fatto fare una valigia, prendere un treno dopo un turno di lavoro, magari viaggiare di notte, perdere ore di sonno.

Il concerto in trasferta è anche questo, è il prima e il dopo, è la condivisione di una sana follia che rigenera. La musica è parte integrante di questa follia, è il motore che accende tutto.

Riconoscersi senza conoscersi

Forse a Verona non avevo capito ancora tutto questo ma di sicuro mi aveva emozionato camminare per le strade e riconoscere negli sconosciuti qualcosa che li rendeva simili a me, come un codice che potevamo capire solo noi. Negli anni, oltre a questo, ho capito che, di concerto in concerto, quegli sconosciuti sarebbero diventati un po’ famiglia.

Da quel 22 Maggio è successo che dopo tre mesi ero a Orvieto e poi a Fara San Martino a vedere lo stesso identico concerto e poi, nei limiti delle possibilità di tempo e soldi, non ho più smesso.

Cosa è uguale e cosa cambia

A chi dice che è sempre lo stesso concerto oggi risponderei che, anche laddove ci fosse una scaletta identica, e non sempre è così, per me sarebbe un concerto diverso ogni volta, perché diverse sono le sensazioni in quel dato momento, diverso è il posto, diverse sono anche le emozioni di chi è sul palco.

L’unica cosa che è quasi sempre uguale è la stanchezza e le poche ore di sonno che caratterizzano ogni trasferta, ma a oggi mi sento di dire che ne è sempre valsa la pena.

Provare per credere

Può darsi che io non vi abbia convinto ma, se amate la musica live, fate una prova e vi assicuro che vi ritroverete dall’altra parte della barricata in un attimo e inizierà anche per voi un lungo viaggio con la musica.

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