Bonsai di Chiara Galiazzo: l’importanza di fare le cose grandi in piccolo

Oggi vi parlo di Bonsai, il nuovo lavoro di Chiara Galiazzo uscito lo scorso 3 Luglio. Nel tempo ho avuto modo di apprezzare alcuni suoi brani ma solo un annetto fa ho iniziato a seguirla più attentamente incuriosita dal tour più piccolo del mondo.

Dalla vita vera a Bonsai

In questi mesi, seguendo Chiara sui suoi canali social, ho visto una ragazza raccontarsi in maniera sincera attraverso le sue passioni, condividendo quello che sarebbe andato a comporre il puzzle di Bonsai. In quest’anno Chiara ci ha portato in Giappone e in Islanda ma anche nel suo mondo fatto di amore per i dettagli, i colori e le piante. Tra un viaggio e l’altro ci ha fatto appassionare all’arredamento di una casetta in miniatura facendoci seguire le tappe che hanno portato alla sua realizzazione.

Bonsai di Chiara Galiazzo l'importanza di fare le cose grandi in piccolo

La casetta in miniatura: come fare le cose grandi in piccolo

Mi soffermo sulla casetta perché credo sia l’esatta metafora di quel che spesso capita a tutti noi e perché spiega, meglio di qualunque altra cosa, il senso di questo disco, espletato nel sottotitolo “Come fare le cose grandi in piccolo”. In molte situazioni di vita, infatti, si ripropone uno schema tipo: entusiasmo iniziale, errori, ritorno sui propri passi, stallo, sfida con noi stessi, impegno ragionato, divertimento, traguardo finale. La casetta è stata tutto questo e, con il passare del tempo, è anche diventata un po’ il progetto di tutti quelli che, con un semplice consiglio o un aiuto concreto, hanno contribuito alla sua realizzazione. Il punto di partenza era un piccolo contenitore vuoto, lo è rimasto per molto, finché non è scattata la molla che in breve ha fatto si che si trasformasse in una casa talmente curata nei dettagli da poter immaginare, senza sforzo, qualcuno muoversi al suo interno impegnato nelle migliaia di attività quotidiane che svolgiamo nelle nostre abitazioni. La casetta ma soprattutto il percorso per realizzarla, fatto di attenzione, cura dei dettagli, entusiasmo e creatività, rappresentano quel fare le cose grandi in piccolo (concetto sotteso all’intero album).

Il processo di realizzazione: da idea a disco

Prendersi cura di qualcosa vuol dire che inevitabilmente questo qualcosa somiglierà a chi l’ha reso possibile, è così infatti che la casetta racconta l’estro, la pazienza, le passioni di Chiara e le somiglia proprio come le somiglia Bonsai, nonostante sia stato scritto a più mani. In questo album gli autori hanno fatto un lavoro perfetto, non hanno solamente cucito un vestito che Chiara potesse indossare bene, hanno realizzato un abito in grado di confondersi con la sua stessa pelle. Un’aderenza così evidente può avvenire solo grazie alla combinazione di due fattori. Se da un lato c’è un concetto, un’idea, un racconto a fuoco e la capacità di Chiara di trasmetterlo perfettamente a chi dovrà concretamente realizzarlo, dall’altro troviamo l’abilità degli autori nel trasformare quel concetto in musica dopo essere entrati in prima persona in quel racconto ed averlo interiorizzato.

Bambola Daruma, Kamikaze e L’ultima canzone del mondo: in viaggio dal Giappone all’Islanda

Quello che facciamo attraverso i brani di Bonsai è metaforicamente, e in alcuni casi più concretamente, un viaggio. Bambola Daruma e Kamikaze ci fanno volare direttamente in Giappone attraverso tradizioni e termini che trovano origine in questa terra. Kamikaze è una parola giapponese, di solito tradotta come “vento divino”. Il termine è mutuato dal nome di un leggendario tifone che si dice abbia salvato il Giappone da una flotta di invasione mongola. Il brano omonimo trasporta in amore il senso di lotta, il tentativo estremo di essere felici ad ogni costo, di tentare la salvezza, quella stessa che il ciclone ha dato al Giappone. Le bambole Daruma invece sono figurine votive giapponesi senza gambe né braccia, con un volto stilizzato e cerchi di colore bianco al posto degli occhi. La tradizione vuole che venga disegnato solo un occhio esprimendo un desiderio, se questo dovesse avverarsi, verrà disegnato anche il secondo. Queste bamboline votive sono diventate simbolo di ottimismo, costanza e determinazione per la loro capacità di tornare dritte anche dopo una spinta laterale. Bambola Daruma racconta questa tradizione e la necessità, che spesso abbiamo, di affidare la realizzazione di un desiderio a qualcosa che sia al di sopra di noi. Il brano, forse inspirandosi proprio alla caratteristica delle bamboline di rialzarsi sempre, ci ricorda anche che ognuno di noi ha già tutto quello che desidera, o almeno quello di cui necessita per ottenerlo.  Arriviamo invece in Islanda grazie a L’ultima canzone del mondo un brano che ci mette di fronte ad una realtà, quella dell’emergenza climatica, che spesso cerchiamo di non vedere, o percepiamo come qualcosa che non ci riguarda. Grazie al viaggio in Islanda Chiara è riuscita a dare un volto a ciò di cui si parla sempre ma che, non vedendo con i nostri occhi, tendiamo a sottovalutare. Questa esperienza fatta in Islanda è raccontata nel videoclip de L’ultima canzone del mondo proprio con l’intento di renderla visibile a tutti. Il tempo non regala spazio all’indifferenza e cambiare domani potrebbe essere troppo tardi.

Da Honolulu a La vita che si voleva: la consapevolezza di un percorso

Altri due brani di Bonsai che ci parlano di viaggio, o meglio di percorso, sono Honolulu e La vita che si voleva. Honolulu è il luogo immaginario in cui rifugiarsi, l’importanza di sorridere nonostante tutto e conservare il bambino che è in noi. Quel fanciullino avrà sempre la capacità di farci volare lontano senza perdere la fiducia in ciò che di bello esiste, nonostante le brutture che spesso ci riserva la realtà. La vita che si voleva è un brano fatto di ancor più consapevolezza, quella a cui si arriva dopo una fetta di vita vissuta che ci ha insegnato a cadere, a rialzarci, ma soprattutto a volerci bene. Prendere quel che viene, indipendentemente da come andrà, tenendo sempre a mente i propri sogni, anche quando sembrano perdere la voce.

Una mappa di viaggio

Bonsai è un viaggio fatto di musica e parole, variegato quanto omogeneo a livello sonoro. Nove piccole storie che raccontano i passi fatti e quelli da fare sulla strada verso la felicità, o per essere più precisi, verso la ricerca di momenti di felicità di cui la vita è piena. Sono le piccole cose che rendono questa esistenza migliore. La vita è un continuo viaggiare tra luoghi fisici e interiori, il segreto è non perdere mai la rotta. Bonsai ci aiuta anche in questo e, oltre ad essere un percorso sonoro, è anche una bellissima mappa, disegnata dall’artista Elena Borghi, che rappresenta il viaggio nel cuore di una donna. Una strada tracciata per chi vorrà percorrere quello stesso itinerario o semplicemente perdersi tra i sentimenti di questa ragazza per ritrovare i propri. Alla fine ci perdiamo sempre per ritrovarci da qualche altra parte oppure per fare in modo che qualcuno ci ritrovi  per riportarci a casa. Credo che il senso da cogliere in questo disco sia che ognuno ha le capacità per costruire il proprio viaggio e non deve perdere l’occasione per farlo.

Se non avete ancora ascoltato Bonsai, fatelo ne vale veramente la pena. Anche per questo disco prodotto da Francesco ” Katoo” Catitti , vi lascio la tracklist con le frasi che preferisco di ogni brano.

L’ultima canzone del mondo – (A. Mahmoud, C. Galiazzo, F. Catitti)“Come saremo domani forse stanchi, un po’ più umani dando il giusto peso alla parola amore ho confuso la paura con il cambiamento non mi spaventa più non scapperò più”

Non avevano ragione i Maya – (A. Raina, D. Faini, C. Galiazzo) – “Ho sentito dire che la felicità è un sistema complesso è un secondo in un giorno, mese, anno passato tra tutte le tue parole”

Kamikaze – (A. Mahmoud, Cheope, C. Galiazzo, F. Catitti) – “Non mi arrenderò ma lotterò come un Kamikaze io perderò tutta la mia voce per essere felice”

Honolulu – (A. Flora, C. Galiazzo, F. Catitti) – “Sono sogni che addolciscono l’assenza che a farmi male già ci pensa la realtà a ricordarmi che a Natale c’era un posto con i regali ad ognuno e non mancava nessuno, così dalla finestra ho visto Honolulu ed ho imparato ad arrivarci ad occhi chiusi”

Bambola Daruma – (C. Galiazzo, Danti) – “Se solo potessi attraverso i miei occhi farti vedere tutto quello che sei cancellerei in un colpo tutti i tuoi mostri e ti salverei sei, già salva e non lo sai” 

Ci siamo persi – (C. Galiazzo, D. Napoleone, F. Catitti, V. Palamitessa) “L’amore che ci siamo persi qualcuno lo ritroverà, chissà in quale posto sarà quello che ci salverà, è tutto qua” 

Non faccio niente (per dimenticarti) (C. Franchini, F. Abbate)“Fondamentale toccare il fondo per un istante ridarsi lo slancio, ora so che il per sempre è solo il mio presente”

La vita che si voleva- (C. Galiazzo, F. Catitti, R. Casalino)“Dietro a ogni sorriso c’è un miracolo è stato molte volte di conforto e se resto in silenzio non ti preoccupare io ti parlerò attraverso una canzone” 

Pioggia viola (feat. J-Ax) (A. Aleotti, C. Galiazzo, D. Lazzarin, F. Catitti, P. Romitelli)“Essere felice è una fatica ho un bonsai come migliore amica è la notte che porta confusione sono sola e sono in mezzo alle persone”

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