Diodato alla Cavea: concerto di un’altra estate.

Oggi vi parlo della prima data romana di Diodato e di musica proveniente da un’altra estate. 

E’ stato buio l’inverno, troppo duro, un inferno

Credo che un concerto sia molto più di un semplice evento di musica dal vivo, un concerto è la somma delle aspettative che riponiamo in quella serata che si va a sovrapporre allo stato d’animo del momento. Il live che vi racconto oggi l’ho atteso molto, l’ultimo concerto di Diodato per me era stato ad Ottobre 2018 (ve lo racconto qui), così le due date annunciate a dicembre mi erano parse un miraggio. Nel frattempo era anche arrivato finalmente per Diodato il meritato successo e quei concerti avrebbero avuto un sapore ancora diverso. Tutto stava procedendo come previsto quando una pandemia ha fermato il mondo. La musica live era diventata in un attimo l’emblema di quello che assolutamente andava evitato e, con queste premesse, l’orizzonte era buio, non si riusciva a vedere nulla oltre il presente.

Noi a quell’orizzonte ci crediamo ancora

Tutte le crisi, alla fine, inevitabilmente arrivano ad una risoluzione, anche se parziale e, in molti casi, dolorosa. E’ così che quello che troverete tra queste righe non è un concerto comune, ma è figlio di una crisi e soffre delle limitazioni imposte dal momento. Niente è scontato, spero che almeno questo l’umanità l’abbia compreso, perciò, prima di portarvi in Auditorium ci tengo a ringraziare Diodato, per averci voluto provare, ma soprattutto ringrazio la squadra che con lui, e più di lui, si è impegnata facendo in modo che questa non fosse un’estate senza musica. E’ grazie ad OTR live se quel biglietto, rimasto nel cassetto ad aprile, si è trasformato nel concerto di un’altra estate.

Diodato alla Cavea_concerto di un'altra estate

Chissà che effetto fa

Semplicemente l’idea di poter tornare ad ascoltare musica dal vivo mi ha regalato l’emozione tipica delle prime volte mista però alla strana sensazione che potesse non succedere veramente. Invece il 25 luglio è arrivato e finalmente ero lì sotto ad un palco. Una sensazione strana, una location vista mille volte che sembrava diversa, perché forse diversa era l’aria che si respirava.

Il concerto è partito con Alveari, un brano dell’ultimo disco che parla di cadute, di equilibri precari, di vita che scorre, spesso impercettibilmente, mentre ci preoccupiamo di altro. E’ sembrata la canzone giusta per aprire un concerto figlio di questi tempi incerti “perché cadere non è inutile, cadere è ritrovarsi, ricordarsi di nuovo dell’essenziale invisibile”. Seguendo un fil rouge impercettibile ma distinguibile, sono arrivate le prime note di Un’altra estate e, prima ancora che Diodato potesse iniziare a cantare, ho sentito scendere le prime lacrime. A volte la musica riesce ad innescare cortocircuiti emozionali prima che il cervello possa intervenire e razionalizzare i sentimenti. Personalmente i primi tre, quattro brani mi hanno trovata quasi impreparata, l’effetto è stato strano, un po’ come qualcosa che ti investe, ti travolge, un vento di vita che ti attraversa e ti lascia un po’ d’aria fresca da respirare. Una volta riempito quel serbatoio d’aria rimasto vuoto per mesi, il resto del concerto è stato un susseguirsi di emozioni.

Una super band e la scelta degli abiti sonori

Ad accompagnare Diodato sul palco, una band volutamente allargata per fare in modo che questi concerti potessero essere speciali. Oltre ad Andrea Bianchi alla chitarra, Alessandro Commisso alla batteria, Roberto Dragonetti (Drago) al basso e Lorenzo Di Blasi alle tastiere, a rendere musica ed arrangiamenti unici sono stati sicuramente la voce intensa di Greta Zuccoli, il contrappunto dei fiati di Beppe Scardino ed il sublime violino di Rodrigo D’Erasmo. Questo ensemble ha permesso a Diodato di cucire un vestito perfetto per ogni brano, scegliendo di volta in volta se indossare abito, soprabito ed accessori oppure giocare per sottrazione e fare in modo che dalla trasparenza della stoffa si potessero intravedere corpo ed anima di ogni brano. Questo gioco di addizioni e sottrazioni è riuscito a regalare gioielli come Babilonia con una prima parte sussurrata, intima ma corale a suo modo, fatta di voce e chitarra con rari inserti di violino e flauto, e una seconda parte capace di esplodere in un tripudio di strumenti. Altra esecuzione speciale è stata quella di Essere semplice chitarra e voce in duetto con il pubblico.

Dotan e Greta Zuccoli: “no words, silence, I just let the music speak”

Le sorprese sono arrivate circa a metà quando Diodato ha presentato l’ospite della serata, il cantautore olandese Dotan, raccontando l’apprezzamento reciproco e le circostanze che li hanno fatti incontrare. Con lui Diodato ha interpretato  No words (dello stesso Dotan) e Perfect day di Lou Reed. Anche per No words si è giocato per sottrazione, i due artisti hanno regalato un’intensa performance con parti quasi a cappella mescolate a parti in cui la musica ha funto da leggero sostegno a due voci eccezionali e perfettamente amalgamate. Dopo Dotan, Diodato ha voluto condividere il palco con Greta Zuccoli, duettando con lei in Out of time dei Blur, dandole la possibilità di farsi apprezzare dal pubblico per la sua meravigliosa voce.

La poesia di Diodato e la forza di chi fa rumore senza gridare

Diodato, prima che un artista di livello, è un uomo tra gli uomini. La sua musica, sempre contemporanea e attenta, parla di uomini che fanno un lavoro “normale” con passione, come ne Il commerciante, parla delle fragilità dell’animo umano che spesso ci portano ad aver paura anche di essere felici, come in Di quest felicità, ma parla anche di rinascita e consapevolezza di quelle stesse fragilità che, se fanno parte di noi, allora non possono che essere la nostra forza, ce lo racconta, tra l’altro, in brani splendidi come Essere semplice e Che vita meravigliosa.

La poesia di Diodato va ascoltata, arriva a chi si pone in ascolto, non a chi è distratto. E’ così che il suo pubblico gli somiglia ed è rispettoso. Nel corso della serata Antonio ha coinvolto più volte gli spettatori, che hanno risposto ad ogni sollecitazione proposta, duettando con lui su Essere semplice, rispondendo ai cori di Babilonia, fermandosi ad ascoltare in silenzio No words e tirando fuori tutta la voglia di rompere quel silenzio, che spesso diventa assordante, in Fai rumore. Tutto questo è sinonimo di connessione, nonostante la distanza fisica. La voglia di tornare nei pressi di un palco (sopra o sotto poco importa) ha unito ancor di più tutte le anime presenti, senza distinzione. Dopo mesi prigionieri di uno schermo, che ci è parso comunque la salvezza, poter godere delle emozioni che solo un’esperienza in carne ed ossa è in grado di regalare, ha fatto in modo che alcuni brani fossero più sentiti di altri, e questo è il caso di Adesso. L’hic et nunc, l’esserci fisicamente, immersi in una magia fatta di note e vibrazioni positive, e poter guardare il cielo cantando “Adesso è tutto ciò che avremo” , personalmente credo non abbia prezzo in questo momento storico.

Talento, versatilità e condivisione

Diodato in due ore di musica, circa 22 brani in scaletta, è riuscito a restituirci un pezzo di vita che avevamo perso. E’ stato musicista, interprete, ballerino, mattatore, tutto con quell’eleganza che lo contraddistingue che nulla toglie al risultato in termini di forza e potenza, semmai aggiunge qualcosa. Questa sua indole conquista, riempie i vuoti, abbraccia e ti fa andar via ogni volta con la sensazione di aver condiviso realmente qualcosa.

Il live si è concluso con un omaggio al Maestro Ennio Morricone che ha anticipato l’esecuzione di Che vita meravigliosa. L’applauso Diodato l’ha preso per sé, ringraziando e gettando simbolicamente il suo cuore al pubblico, ma lo ha chiesto più forte per tutta la sua squadra che ha chiamato sul palco affinché fosse visibile quanto un concerto sia molto più di una voce dietro un microfono.

Concerto di un’altra estate

Tante le cose anomale figlie di questo momento, tra tutte quella che più mi è balzata all’occhio è stata sicuramente una platea a tratti immobile, bloccata dentro la paura di fare qualcosa di sbagliato. Se fosse stata un’estate qualunque durante molti brani, probabilmente, le sedie sarebbero rimaste vuote, Diodato sarebbe sceso ugualmente dal palco ma in molti avrebbero cercato di avvicinarlo, quantomeno si sarebbero alzati. Sabato sera il pubblico è rimasto lì al suo posto e timidamente si è alzato, senza allontanarsi dalla sua sedia, solo quando Diodato dal palco lo ha suggerito, dandone, in qualche modo, il “permesso”. Scene da concerto di un’altra estate, nonostante la parvenza di normalità.

 

Se ancora non avete visto Diodato in concerto vi lascio le prossime date di questi concerti di un’altra estate

 

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