Che cosa rende umani se non un limite – cit. Fabrizio Moro

In questi 2 anni di blog vi ho parlato sicuramente di musica ma anche di felicità, bellezza e speranza, oggi vi parlo di libertà, limiti ed umanità.

L’etimologia della parola libertà è da ricondursi al latino libertas da liber = uomo legalmente libero, cioè il contrario del servus, lo schiavo. Nell’era moderna, prevalentemente in occidente, la libertà è il diritto per antonomasia, diritto che in questi giorni sembra messo in pausa in favore di qualcosa che ci rende impotenti.

Oggi ci ritroviamo privati di tutte quelle cose che abbiamo dato per scontato perché erano lì, sempre a portata di mano. Sicuri del nostro essere liberi e forti abbiamo puntato il dito, alzato muri, creato distanze nella vicinanza, sprecato tempo prezioso.

E’ arrivato il momento in cui qualcosa più grande di noi ci costringe a guardarci allo specchio perché l’altro non c’è più, ci toglie gli spazi aperti e ci confina tra quattro mura, ci relega dietro quello schermo che tanto abbiamo amato quando eravamo in compagnia dei nostri affetti.

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A toglierci la libertà e fermare la nostra corsa contro il tempo è qualcosa che vede tutti uguali senza distinzioni di razza, genere, status e religione. Ora ci sentiamo tutti ugualmente fragili e vulnerabili e ci ritroviamo soli con le nostre paure che diventano ogni giorno più grandi come mostri che pensiamo di non poter sconfiggere.

I limiti che in questo frangente siamo costretti a rispettare nonostante le mancanze spero ci insegnino anche a recuperare l’umanità che stavamo perdendo. Sono solo pochi giorni che siamo in casa e già sentiamo la necessità di fare quello che per una vita non abbiamo fatto: guardarci accanto. Forse non ci eravamo neanche accorti di chi fosse il nostro vicino di casa e all’improvviso ci ritroviamo tutti in finestra, l’unico vero affaccio sul mondo che ci è concesso, a cercare gli sguardi complici proprio di quei vicini. Un coro, forse un po’ stonato ma appassionato, che intona l’inno d’Italia, simbolo di quell’unità che nessuno più voleva e che sarà invece la nostra forza. L’Italia s’è desta e finalmente si è resa conto che siamo tutti appesi ad uno stesso filo.

Non è un caso che sia la musica ad unirci in questa difficoltà perché la musica esorcizza la paura, è condivisione, non discrimina, non conosce confini e barriere, ci ricorda le nostre origini e la grandezza del nostro patrimonio culturale, ci ricorda la forza di un popolo che aveva dimenticato di essere tale.

Il titolo di questo articolo l’ho preso in prestito da Fabrizio Moro, è una frase lungimirante del brano Ho bisogno di credere ma tanti sono i pezzi che riascolto oggi con orecchie diverse, da quelli che sembravano raccontare un futuro distopico, difficilmente immaginabile, a quelli che semplicemente avremmo dovuto ascoltare e recepire maggiormente perché ci indicavano la strada. Poi ci sono quei brani che danno più speranza di ieri, forse perché oggi ne ha bisogno l’intera popolazione e non il singolo alle prese con il suo problema.

Ce lo dice Diodato in uno dei suoi ultimi brani, Alveari, che cadere non è inutile, cadere è ritrovarsi, ricordarsi di nuovo dell’essenziale invisibile.

Ho creato una playlist collaborativa in cui ho inserito i brani di cui sopra, potete aggiungere i pezzi in cui vi rifugiate, quelli che vi danno speranza o quelli che  sembravano fantascienza e oggi paradossalmente sono realtà.

 

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