“Tradizione e Tradimento life experience”: il tour di Niccolò Fabi approda all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Oggi vi racconto un concerto che, per la sua peculiarità, meriterebbe di essere definito “esperienza immersiva”, proprio come avviene per le mostre multimediali. Il live in questione è la seconda tappa romana del tour di Niccolò Fabi. Se avessero denominato questo tour “Tradizione e tradimento life experience” avrebbero perfettamente reso l’idea della tipologia di spettacolo realizzato.

Utilizzo il termine “esperienza” perché nell’esatto momento in cui le luci si sono spente ho capito che stava iniziando un viaggio emozionale, un’immersione completa grazie alla musica e alle suggestioni visive affidate a luci ed immagini.

Questa è stata la sensazione iniziale ed è bastato veramente poco per confermarla, a metà del primo pezzo ero già finita in una dimensione altra, ipnotizzata dalla musica e dall’incedere della camminata proiettata sullo schermo. A me sarebbe bastato anche solo questo pezzo per essere grata a Niccolò Fabi, un ritornello che mi ha scelto e che ormai, a prescindere da me, è diventato il mio mantra.

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Le parole per descrivere una serata così sono difficili da  trovare ed è proprio la mancanza di termini a fungere da cartina tornasole delle emozioni. Del resto, in due ore di live, poche ed essenziali sono state anche le parole spese dallo stesso Niccolò Fabi al di fuori della musica, da non interpretarsi come distacco o freddezza, ma solo come occasione volutamente regalata al pubblico, quella di un flusso di coscienza fuori e dentro se stessi.

Un viaggio individuale che si è trasformato in esperienza corale nei momenti in cui ciascuno è riemerso da se stesso per dar voce ad un sentire collettivo e far esplodere all’unisono l’esigenza di un cambiamento, la ricerca di quella buona idea che individualmente può poco, ma condivisa diventa potente. Una buona idea è anche il battito di mani a tempo che, su più di un brano, è partito in maniera spontanea dalla platea, sotto gli occhi orgogliosi di Niccolò Fabi, artista che ha sempre sottolineato l’importanza di un gesto, apparentemente semplice, che racchiude la capacità di ascoltare noi stessi e chi ci sta vicino.

Il pubblico dei concerti di Niccolò Fabi, negli ultimi anni, merita quasi sempre una menzione speciale per la connessione perfetta che riesce a stabilire con la musica, senza essere mai troppo o troppo poco, espressione di quella misura e sobrietà che mi piace tradurre con sensibilità e rispetto. Nello specifico di questa serata ammetto che c’è stata, in un paio di punti, l’eccezione a conferma della regola, ma in via generale la sintonia che lega artista e spettatori si è consolidata negli anni e si conferma data dopo data.

Sul palco, assieme a Niccolò Fabi,  musicisti e amici che con lui hanno trascorso un tratto, più o meno lungo, di vita come Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Filippo Cornaglia e Daniele Rossi “Mr Coffee”, grazie a loro il tempo trascorso nel vortice musicale è stato unico, forte di quell’intensità che può arrivare al pubblico solo se parte da chi quelle note le suona, e lo fa con trasporto. Non 6 musicisti ma un gruppo complice che condivide una passione, elementi che trasformano un’esecuzione in qualcosa che vibra.

Altro aspetto da sottolineare è la cura messa nell’orchestrazione impeccabile di luci e immagini, sempre perfettamente in sintonia con i suoni, riuscendo nell’intento di aggiungere significato e di trasportare anche lo spettatore più distratto in un altrove spazio/temporale in cui il quotidiano lascia spazio al viaggio, dimostrando a tutti che si può viaggiare anche seduti su una poltrona, l’importante è essere disposti a farlo, a sorridere o, se necessario, a piangere.

Non vi racconterò la scaletta per non rovinare la sorpresa a chi ancora non si è immerso nella magia, vi posso dire però di quanto il tradimento sonoro messo in atto nel suo ultimo lavoro (qui la recensione) sia andato piacevolmente ad investire anche quei brani che da anni risuonano nelle nostre cuffie, un cambiamento che sa di evoluzione e che, personalmente, ho apprezzato molto.

Quando in uno spettacolo tutto funziona così, il merito è della squadra quindi mi sento di ringraziare chi ha lavorato per rendere possibile una tale meraviglia con una professionalità che non è certo inferiore a quella di chi il palco lo calca. Un grazie particolare va a Riccardo Parravicini che rende il suono ogni volta come speravo che fosse, a Fabrizio Valinotti che ha trasformato luci in quadri e ad Andrea Cocchi per le finestre che ha aperto sul mondo e, indirettamente, dentro di noi.

Lunedì era una di quelle giornate che iniziano con il piede sbagliato, quelle in cui ti svegli e sai già che sarà veramente tutta una salita fino a sera, ma quando in cima alla salita c’è un premio tanto atteso come quello che vi ho raccontato vale la pena stringere i denti con la certezza che anche la stanchezza, almeno per quelle due ore, soccomberà dinanzi al potere della musica.

Qui il link per acquistare i biglietti del tour estivo

Se invece preferite oltrepassare i confini nazionali, qui trovate i link relativi alle prevendite del tour europeo 

 

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