Tradizione e tradimento: il movimento evolutivo di Niccolò Fabi

Ho iniziato a scrivere di questo disco 2/3 giorni dopo la sua uscita, era tutto qui nero su bianco ma sembrava mancasse qualcosa, così è rimasto offline in attesa di quel tassello che non arrivava. Nel frattempo, come sempre, ci ha pensato la vita a portarmi altrove, lì dove non c’è tempo per la perfezione e per la ricerca degli aghi nel pagliaio, dove ti ricordi che non sempre le cose vanno come avevi previsto, anzi. Oggi, ancora in balia di questo spostamento repentino sull’asse della vita, non riesco neanche a vedere lo spazio in cui inserire quel tassello, faccio un passo indietro e provo a rinunciare alla perfezione. Lo pubblico come è nato, forse mancante o forse semplicemente in linea con questo disco.

Tradizione e tradimento: il movimento evolutivo di Niccolò Fabi

Oggi vi parlo del nono disco in studio di Niccolò Fabi: Tradizione e tradimento. Prima di arrivare alla musica mi soffermo su copertina e titolo perché niente in questo progetto è stato tralasciato o, probabilmente, ogni elemento acquista senso in rapporto agli altri. L’artwork dell’album si basa su due colori, spesso considerati complementari, che a livello semantico si trovano in forte contrapposizione. Se il Rosso rappresenta la passione e l’inquietudine, il Verde simboleggia la quiete e l’equilibrio che, a volte, si traduce in resistenza al cambiamento.

Il cambiamento di fatto non è altro che un movimento, lo stesso che, in forma diversa, ritroviamo nel titolo composto da due termini apparentemente contrastanti che invece affondano le loro radici nello stesso vocabolo latino “tràdere”, letteralmente “consegnare”. Se la tradizione è la trasmissione (consegna), da una generazione all’altra, del patrimonio storico-culturale per salvaguardarlo dallo scorrere del tempo, il tradimento è la consegna di qualcosa che dovrebbe essere protetto, “tradire una città” significava proprio consegnarla ai nemici di nascosto, da qui poi l’accezione negativa di “venir meno a dei doveri”. La sociologa e psicoanalista Ada Cortese spiega in maniera inequivocabile quanto i due termini siano legati a doppio filo: “quando la nuova regola o configurazione si afferma, il tradimento si trasforma in tradizione [……] Proprio questo è il significato etimologico della tradizione: essa è la storia dei tradimenti passati“*.

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Questa premessa, forse un po’ lunga, mi sembrava necessaria prima di affrontare quello che più ci interessa, ossia la musica. Necessaria perché anche le nove tracce, in fondo, ci parlano di tutto ciò che contiene un movimento da o verso qualcosa di altro.

Le molteplici declinazioni del termine movimento le ritroviamo nei testi, dal movimento fisico degli stormi di uccelli in Migrazioni a quello empatico verso chi ci circonda di Io sono l’altro (qui ne parlo), dal  giro in tondo di chi parte per tornare con uno sguardo nuovo al punto di partenza di Tradizione e tradimento alla transizione verso il futuro di A prescindere da me e Nel blu, dall’oscillazione in un limbo che sembra stasi ma si rivela vita de I giorni dello smarrimento al fermento reazionario dei fuochi di Scotta, dall’effimera velocità del progresso di Prima della tempesta ai mezzi di trasporto di Amori con le ali, vero e proprio inno, quasi futurista, a tutto ciò che rende possibile uno spostamento.

Il movimento in questo disco diventa spesso qualcosa di funzionale, smarrirsi per ritrovarsi e rendersi conto, quasi sempre, che le risposte che cerchiamo altrove spesso ce le abbiamo già. Tutto ciò è evidente ne I giorni dello smarrimento in cui, alla fine, la soluzione alla crisi sta proprio in ciò che ci circonda, in Tradizione e tradimento in cui non sapere più dove si sta andando, non riconoscersi, è il percorso per capire che il cambiamento è necessario ma la chiave sta proprio nel recupero di quello che siamo stati, concetto che in fondo torna, in modi diversi, anche in A prescindere da me e Nel blu. Migrazioni con l’immagine poetica dello spostamento naturale degli uccelli ci regala invece la chiave per interpretare lo smarrimento che stiamo vivendo in questo periodo storico. La risposta è sempre nella memoria, non dimenticare chi siamo stati e da dove veniamo ci offre la possibilità di guardare lucidamente al futuro. Gli uomini, come gli uccelli, si spostano da secoli e non saranno nè muri alzati, né porti chiusi ad impedirlo.

Il movimento come passaggio fondamentale per riscoprirsi non è un concetto nuovo nella produzione di Niccolò Fabi. Possiamo trovarlo, ad esempio, in Fuori o dentro (“sarà anche che il gioco si cambia da dentro ma alla fine e’ giocare che ti cambia dentro, sarà anche che spesso lontano dal centro ognuno si scopre un nuovo talento“) o in Lontano da me (“si parte per dimenticare o per cercare un lungomare, per avere un’altra vita e per poter ricominciare…perchè alla giusta distanza la vista migliora allontanarsi è conoscersi“).

Se il movimento è una costante nei testi, la musica non si allontana molto da questo concetto e, soprattutto grazie alla componente elettronica, amplifica pathos e suggestioni alzando la posta in gioco. In ogni brano è nascosta l’insidia, quel suono che non ti aspetti, a volte anche disturbante, uno stimolo inconscio al movimento. E’ così che, prepotentemente, la musica riesce ad arrivare lì dove la razionalità sbarra la strada alle parole.

In questo lavoro la tradizione, insita nell’innata vena poetica di Niccolò Fabi, ben si sposa con il tradimento messo in atto a livello sonoro, una scelta imprescindibile per chi vuole raccontare l’inquietudine di questi tempi e la necessità di una reazione propositiva. Il mood acustico, che ha caratterizzato i lavori precedenti, sarebbe sicuramente stato un buon balsamo per l’animo ma da solo difficilmente avrebbe saputo spingersi così a fondo. Quando intorno tutto cambia, rimanere uguali a noi stessi ci rende immobili, essere parte attiva del cambiamento, senza per questo rinnegare la nostra indole, ci restituisce almeno il fremito della vita.

Personalmente quello che più ho apprezzato in questo disco è l’utilizzo di lunghe code strumentali (già utilizzate in passato dall’artista) che hanno avuto la forza di trasportarmi nel tempo e nello spazio, a volte nel blu di un salto perfettamente aderente al racconto, a volte dentro un mare di pensieri ben distanti dall’immagine più immediata del testo. Scie musicali che si sviluppano in un crescendo sonoro ed emotivo talmente potente da farti dimenticare da dove vieni e, forse, anche dove stai andando. Il valore aggiunto di Tradizione e tradimento è, secondo me, proprio questa sua capacità.  

Il mio consiglio è senza dubbio quello di ascoltare le note e le parole di questo lavoro con attenzione per cogliere lo sguardo altro, e spesso alto, che Niccolò Fabi generosamente ci offre sul presente, per poi chiudere gli occhi e vivere l’emozione senza filtri

Per questo disco non posso fare a meno di citare Roberto Angelini e Pier Cortese, produttori insieme a Niccolò Fabi, perché credo che il loro apporto, non solo artistico, sia stato importante. Solo chi ti conosce davvero riesce a leggere tra le pieghe di un’espressione e nel fondo di uno sguardo.

A seguire le frasi che preferisco track by track. Leggetele perché le parole in questo disco, come in tutti i lavori di Niccolò Fabi, hanno un peso specifico importante, oltre che un lirismo senza pari:

Scotta“Scotta una penna quando scrive l’imprevisto, quando scopre quello che è nascosto, quando non si gira dall’altra parte l’arte non è una posa ma resistenza alla mano che ti affoga “

A prescindere da me“La strada si fa stretta ed è più stretta ad ogni giro di lancette perché estuario e non un delta questa strada alla fine non dà scelta, alla fine non c’è scelta e l’itinerario umano non prevede alcun ritorno ma un’andata un anno come un giorno, solo sabbia colorata nell’ampolla sottostante della mia clessidra”

Amori con le ali“Grazie a chi mi ha regalato un movimento allontanandomi da qualcosa e avvicinandomi a qualcos’altro, avvicinandomi a qualcuno e allontanandomi da qualcun altro”

Io sono l’altro“Io sono l’altro puoi trovarmi nello specchio la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso. Io sono l’altro sono l’ombra del tuo corpo sono l’ombra del tuo mondo quello che fa il lavoro sporco al tuo posto”

I giorni dello smarrimento“I tempi stanno cambiando ma l’unica cosa che conta è amare quello che ho intorno e sentire in faccia il vento”

Nel blu“Tu arrivavi dalla fine di una guerra, io ero scivolato dal mio piedistallo, un’assemblea di cocci a conversar di vasi due cani con il guinzaglio alla ricerca di un padrone”

Prima della tempesta“Finiranno i tempi accesi degli onori ad ogni costo degli allori sbandierati a sfregio in faccia agli indifesi e i mercanti come è giusto affogheranno in un pantano di acqua truffe ed oro fuso dalla loro stessa mano”

Migrazioni“Voleremo nella notte per sfuggire ai predatori sfruttando le correnti saremo più veloci sfideremo gli uragani i tetti, i vetri ed i fucili non siamo certo i primi perché accade da millenni dalla notte verso il giorno, dal freddo verso il caldo, per il cibo e per la pace, per i figli e per la specie, per sopravvivere”

Tradizione e tradimento“Ed il nuovo non è sempre il meglio, cosa conservare e cosa cedere, dopo ogni scelta arriva il conto guardo fisso avanti il filo e sono in bilico nelle insidie di ogni cambiamento tra le forze che da sempre mi dividono tradizione e tradimento”

Ve lo lascio qui, buon ascolto

 

* da “Amare è tradire – L’aspetto evolutivo del tradimento” di Ada Cortese

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