Ultimo: fenomenologia di un successo

Oggi voglio parlarvi di Ultimo, o meglio dell’inconsueto fenomeno di cui è stato protagonista in questo anno.

Per chi non sapesse di cosa parlo, Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, parte da San Basilio, un quartiere periferico di Roma, e a circa 22 anni arriva a calcare il palco del Festival di Sanremo nella categoria giovani. E’ il 2018 e Niccolò, come tanti ragazzi della sua età, ha la passione per la musica e un sogno da realizzare che inizia a prendere forma proprio grazie alla vittoria a Sanremo Giovani con Il ballo delle incertezze.  A partire da questo momento, circa un anno e mezzo fa, il percorso musicale di Niccolò si può riassumere con un primo posto a Sanremo Giovani 2018, un secondo posto a Sanremo 2019,tre dischi costantemente ai primi posti della classifica FIMI (è l’unico artista ad aver chiuso il primo semestre di vendite del 2019 con tutti i dischi in top ten), circa 19 brani certificati a fronte dei 9 singoli estratti, un tour nei club sold out, un tour nei palazzetti sold out, una data allo Stadio Olimpico con 64000 spettatori, un tour negli Stadi Italiani per l’estate 2020 con oltre 120000 biglietti venduti in 24h.  Tutti questi numeri, relazionati ad un tempo relativamente breve, hanno fatto in modo che si parlasse di  Ultimo in termini di “fenomeno”, un caso pressoché unico nel panorama musicale italiano.

Considerando soprattutto la sua giovane età, credo che Niccolò abbia già una buona capacità di scrittura e composizione,  un talento coltivato sin da bambino con studio e dedizione. Dalla sua ha sicuramente anche un bell’aspetto che, in una società in cui si è costantemente in vetrina, non è affatto marginale. Ci sono però altri artisti con le sue stesse caratteristiche, quindi cos’ha Ultimo che non hanno i suoi coetanei o non hanno avuto i suoi predecessori? Io me lo sono chiesto e ho provato a cercare una risposta. Personalmente credo che la fortuna di Niccolò, perché una dose di fortuna in questi casi c’è sempre, sia stato il momento, sia musicale che storico, in cui è arrivato sul suo primo palco importante abbinato a due fattori che lo caratterizzano.

Musicalmente parlando il 2018 è stato probabilmente l’anno della rivincita del rap sul pop, in classifica spopolano i trapper e il cantautorato vede una nuova luce grazie ai primi artisti che riescono a coniugare le caratteristiche del pop a quelle della musica d’autore. In questo panorama in costante evoluzione Niccolò intercetta una fetta di pubblico che non disdegna il rap ma è comunque ancora in cerca di sonorità più tradizionali. Arriva ai giovanissimi, che lo premiano a suon di streaming, e certificazioni che ne conseguono, ma anche ai genitori più legati al mondo del pop radiofonico o della canzone d’autore. Il primo fattore che lo contraddistingue risiede qui, Niccolò si è fatto portavoce di un nuovo mondo musicale frutto di una sapiente mescolanza di generi che si è rivelata vincente.

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Se ci concentriamo invece sul momento storico in cui ci troviamo è sicuramente evidente la mancanza di certezze e punti di riferimento, uno spaesamento che porta alla costante ricerca di un’identità. In questo contesto si colloca l’altro fattore che credo abbia contributo al successo di Niccolò: un nome d’arte che è dichiarazione di intenti e biglietto da visita. Niccolò esplicita in uno dei suoi brani (Sogni appesi) il significato di quel nome che da subito diventa un motto di appartenenza, un tratto distintivo: da quando ero bambino, solo un obiettivo, dalla parte degli ultimi per sentirmi primo. Poche parole che disegnano una storia, quella di Niccolò, che ne è il sicuro protagonista, ma anche quella di tante persone. Una parola che delinea un sentimento e riesce ad azionare un meccanismo di identificazione forte. Niccolò non nasconde le sue fragilità, i suoi difetti, le sue insicurezze e questo contribuisce a renderlo simile a chi lo ascolta, non ha le soluzioni ma offre alternative possibili in un momento storico in cui incertezza e disorientamento sono le costanti. Quando la società e la politica non offrono punti di riferimento la musica spesso ne fa le veci ed ecco che, a fronte di promesse non mantenute, meglio poche verità e la concretezza di chi si racconta  senza filtri e sperimenta sulla sua pelle  il bello e il brutto di questo tempo. Niccolò, probabilmente senza neanche pensarci, ha delineato il suo pubblico, una platea infinita di persone che vive un disagio. Tutti, almeno una volta nella vita, si sono sentiti Ultimi e questo indipendentemente dall’età, dall’estrazione sociale, dal conto in banca e dal proprio vissuto. Gli Ultimi sono quelli che non trovano ascolto, si sentono fuori posto, incompresi e sognano un riscatto, il momento in cui il mondo si renderà conto del loro valore dando un senso alla fatica fatta e a tutti i tormenti interiori. Niccolò è la testimonianza che questo riscatto è possibile, se lui ce l’ha fatta possono farcela anche tutti gli Ultimi.

Il nostro Peter Pan ora sta vivendo la sua favola ma tutto ha un prezzo e lui lo sta pagando, ce lo racconta senza mezzi termini in Fateme canta. Forse è Colpa delle favole ma credo sia proprio questo prezzo a far in modo che, agli occhi di chi lo segue, Niccolò sia ancora il ragazzo di un anno e mezzo fa, sempre lì dalla parte degli Ultimi, e continui a dar loro voce senza perdere un briciolo di credibilità.

Auguro a Niccolò una strada lunga perché ha il potenziale per crescere e migliorarsi, sia come autore che come musicista, con la speranza che il prezzo di questo veloce successo non sia troppo alto e lui riesca, oggi e sempre, a trovare nelle piccole cose e nei legami il vero senso del nostro vivere, proprio come sta cercando di fare.

 

Per i pochi che ancora non lo conoscono, possono ascoltarlo qui

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