Figli di nessuno: gli angeli e i demoni di Fabrizio Moro

E’ uscito il 12 Aprile il nuovo lavoro in studio di Fabrizio Moro, vi confesso che è il primo suo disco che acquisto, avevo sempre ascoltato qualche brano senza mai soffermarmi troppo (mea culpa). Ho comprato Figli di nessuno perché in quest’ultimo anno ho scoperto l’uomo, nascosto dietro al musicista, che aveva qualcosa di importante e vero da raccontare. Ho bisogno di credere (singolo che ha anticipato l’album) mi è subito sembrato il manifesto di un momento di vita, quello in cui ti guardi indietro e non vedi più solo fatica e dolore, ci sono le certezze che un bel pezzo di esistenza ti ha dato, le soddisfazioni e le cicatrici che oggi sembrano avere un senso. Nello stesso momento, guardando avanti, vedi ancora tanta strada da fare, da scrivere alla luce di quello che c’è dietro, degli errori commessi e delle nuove consapevolezze. Credere nei passi fatti e avere fiducia in quelli che verranno ci fa vivere con maggiore cognizione il presente.

figli di nessuno_ gli angeli e i demoni di Fabrizio moro (1)

Figli di nessuno si compone di 11 tracce e non racconta solo la fiducia, mette nero su bianco la preoccupazione e la paura che, questa volta, non è per se stessi ma per chi ha ancora bisogno di una mano tesa. Questo è il sentimento che si legge tra le note e le parole di Filo d’erba, brano scritto per il figlio Libero e, in modo diverso, anche in Me’ nnamoravo de te. Oggi l’Italia vive la stessa fragilità di un bambino, non ha le forze per salvarsi da sola e, non sempre, chi dovrebbe guidarla lo fa nel modo giusto pensando solo a quello che sarebbe meglio per il suo futuro.

Nella Title Track è palese la voglia di togliersi tutti quei sassolini dalle scarpe che, negli anni, hanno provocato ferite e dolore, quelli che sembravano essere incollati lì su quelle suole che neanche si aveva la possibilità di cambiare. La verità è che nessuno, che non abbia camminato con le tue scarpe, può sapere se erano strette o se facevano male, se lasciavano il segno o era un piacere portarle: “tu non devi giudicare mai nessuno se non vivi i cazzi suoi, se non sai che nei talloni sono nate le vesciche,  per la strada fatta a piedi  e che ogni metro di successo ha un caro prezzo”. Oggi che Fabrizio cammina con un paio di scarpe nuove è la persona giusta per dare voce a quei nomi, di cui non sono pieni i giornali, ma che hanno dalla loro quella voglia di riscatto che li porterà lontano.  Ho amato da subito questa canzone perché c’è dentro tutta la verità della sofferenza, del non detto, quella forza che ogni figlio di nessuno si porta dentro fino a farla esplodere in qualcosa, fino a dimostrare di essere all’altezza di un mondo che mette all’angolo chi non cammina in Hoogan.

In Quasi c’è la consapevolezza delle difficoltà e delle cadute, delle buche incontrate sulla strada. Il vivere in un perenne “quasi”, in quel limbo in cui ti sembra di non arrivare mai veramente dove vorresti, è in realtà al contempo coscienza del fatto che ci stai provando e, se cadi, conosci il modo per rialzarti. Alla fine vincere significa combattere, non esiste certezza di riuscita ma esiste il coraggio di lottare.

In Arresto cardiaco e Per Me c’è il fluire della vita osservato da punti di vista diversi, quella passata e futura che vedi scorrere davanti agli occhi quando pensi che tutto stia finendo (resa in maniera impeccabile nel primo brano), e la vita descritta in Per me, quella che spesso riviviamo oscillando tra un filo di nostalgia e un pizzico di amarezza per i passi non fatti, per il tempo che ci scivola via dalle mani senza poterlo fermare.

L’amore in questo disco è racchiuso nelle due dolcissime ballate Come te e Quando ti stringo forte in cui Fabrizio Moro ci racconta quel sentimento che, a prescindere da chi lo inspiri, dà senso a tutto quello che viviamo, non ha bisogno di parole ma si alimenta di gesti sinceri che, come un abbraccio, non possono tradire. Entrambe mi hanno riportato alla tenerezza di Portami via.

Il racconto musicale iniziato con il suono energico della batteria di Figli di nessuno si chiude, così, con l’incedere del pianoforte di Quando ti stringo forte in un perfetto anticlimax, se si guarda all’intensità sonora, ma in un vero e proprio climax, se si pone l’attenzione sull’intensità emotiva.

Tutte le parole “vomitate” in questi testi acquistano potenza grazie ai suoni che, nei brani più ritmati,  irrompono e martellano rendendo le frasi, quasi rappate, immagini vivide. A livello testuale la reiterazione di parole, e/o interi periodi, e le espressioni mutuate dal linguaggio parlato fanno si che i pezzi con sonorità funk/rock siano ancora più dentro la realtà dei giorni raccontati.

In questo disco c’è tutto Fabrizio, ci sono, senza filtri, le tante anime che convivono in lui e, credo sia questo il maggior punto di forza. Citando lo stesso Moro possiamo dire che “di acqua ne è passata sotto a queste scarpe, fra le mani, davanti agli occhi e nello stomaco“;  alla fine solo chi non ha paura di immergersi in questa vita, di sporcarsi le mani, vive veramente e risulta credibile, proprio come il nostro cantautore.

39 minuti di musica che ripercorrono 40 anni di vita, di storia, di battaglie, successi ed insuccessi, quelli di chi ce li racconta e quelli di questa Italia che ci ospita. In fondo siamo noi uomini a scrivere la storia e, di contro, il nostro vivere personale è lo specchio del momento storico in cui ci è stato concesso di vivere. In questi giorni difficili credo che, come suggerisce lo stesso Moro, possano salvarci solo l’amore e la fede, quella in qualcosa più grande di noi, nel cambiamento, in un’idea da portare avanti con coraggio o, semplicemente, nelle piccole cose che rendono la vita meno cattiva.

Se non l’avete ancora fatto vi consiglio di ascoltarlo

Come per ogni album vi lascio a seguire la track list con la frase che preferisco per ogni brano:

Figli di nessuno: “Giorni migliori arriveranno, lascio parlare tutti quelli che non sanno. Giorni più duri, io non mi spezzo, la mia bellezza nasce dal vostro disprezzo”

Filo d’erba: “Ti vedo stanco, ti vedo silenzioso e spento, debole come un filo d’erba che attraversa il vento”

Quasi: “Ditemi se esiste una sostanza che fortifica il coraggio perché ogni volta c’ero quasi, quasi poi mi hanno escluso all’ultimo passaggio. Nel corso della nostra vita appare sempre una ferita che ci lascia sbalorditi”

Ho bisogno di credere: “La fede è come un’arma per combattere ogni sfida. Ho fede in te e ho fede nell’amore. Per descrivere la fede poi non servono parole, la fede è un conduttore fra un dubbio e questo immenso quando il resto perde il senso”

Arresto cardiaco: “Che strano la vita è un vestito perfetto che spesso però non sappiamo indossare ma calza a pennello se impari che a un tratto puoi smettere di respirare” 

Come te: “L’amore è ogni cosa che hai fatto che da imperfetto mi ha reso adatto, l’ingenuità che provi a ingannare quando non sai, ma provi a spiegare, e la risposta che dai ogni volta che cadi davanti a un grande avversario, il tuo sorriso che segna il confine di tutto quello che è necessario” 

Non mi sta bene niente: “E a volte nego, rinnego, rinnego la mia natura, ho cambiato genere perché avevo un po’ paura della fame e della sete, della forma senza quiete. E’ una vita in un pensiero, è una vita non vissuta per intero”

Me’ nnamoravo de te: “Il progresso considera il sacrificio e l’amore, il progresso che implica coraggio e dolore, sposando la patria si sposa l’ardore di un futuro pulito di un’alba migliore. Venite ragazzi venite bambini l’Italia s’è desta fra santi e assassini appare cattiva, ladra e fallita ma è solo stuprata, confusa e impaurita”

Per me: “Per me che sono nato fra i mostri del bivio, condizionato dalle ombre gettate sui passi che ho fatto per un sogno enorme, enorme chiuso dentro a una scatola che non ha forme. Per me cartone bruciato, rimasugli resistenti di un destino beato, per me sangue di un Cristo che sta su una croce ma non è inchiodato” 

#A: “Ma per fortuna c’è il meccanico di fronte che è felice solo perché oggi è la festa di suo figlio e allora è festa nel mondo”

Quando ti stringo forte: “Credimi è difficile spiegarti sai, difficile a parole. A volte me le perdo e poi le trovo altrove nascoste fra me e te. Non basta una canzone per poterti dire tutto quello che io sento, cambiano le idee come cambia il vento, cambia la distanza mentre passa il tempo ma tu sei sempre qui grande amore mio come le paure che non so affrontare e che ritornano”

 

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