Diventi Inventi 1997-2017: ricordo di una festa condivisa.

Esattamente un anno fa, il 26 novembre 2017 al Palalottomatica di Roma, stava per andare in scena la data di chiusura di “Diventi Inventi 1997-2017”, un tour che ha ripercorso tutta la carriera artistica di Niccolò Fabi, anno dopo anno, disco dopo disco.

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Si ringrazia Emma Orlando per la foto della fan action

Lo scorso anno a quest’ora ero divisa tra l’impazienza per il concerto che avrei visto di lì a poco e il desiderio che quel live non fosse mai esistito. Un grande concerto, forse il suo più grande, una festa tra amici sopra e sotto il palco. Sapevo che sarebbe stato unico ed emozionante ma sapevo anche che avrebbe lasciato un grande vuoto.

Un luogo inedito per le carezze in musica di Niccolò Fabi, un grande palco a cui chi lo segue non era abituato, una struttura che non brilla a livello acustico ma che, per il Padrone della festa, è luogo denso di ricordi dei primi concerti come spettatore, uno di quei posti che non hanno niente di bello ma, per quel che rappresentano, riescono a trovare uno spazio nel cuore e rimanerci per sempre.

Per godermi questa serata, ricordo di aver scelto una posizione che mi permettesse di essere al centro della festa ma, allo stesso tempo, poter avere una visione d’insieme e cercare di non perdere nulla di quel che sarebbe accaduto.

Anche in questa occasione, la scelta di Niccolò Fabi è stata quella di rimanere fedele alla musica e alla sua essenza, niente lustrini, scenografie, fuochi d’artificio, solo uomini e note. Unico extra a livello scenografico i maxischermi ai lati del palco, prassi in una location così grande, utilizzati per riproporre, in alternanza, immagini in diretta  dal palco, filmati di momenti passati e video costruiti ad hoc su alcuni testi. Solo immagini che sono riuscite, però, ad amplificare la forza di alcuni brani, arrivando a scardinare le porte più resistenti, quelle che il cuore nasconde per paura di rimanere nudo.

Oltre all’essenzialità, la parola chiave di questa serata è stata sicuramente condivisione, più di 20 musicisti si sono alternati sul palco, tutti amici che volevano, con la loro presenza, ricordare quel pezzo di musica e vita percorso insieme, perché una band, per un artista come  Niccolò Fabi, è prima di tutto una famiglia con cui condividere emozioni, le stesse che chi è sotto il palco percepisce e restituisce sotto forma di applausi.

Dopo la musica, ciò che che mi ha colpito in maniera positiva è stato il pubblico attento, mai fuori posto o sopra le righe, composto ma partecipe. Tantissime persone diverse che si sono ritrovate lì unite dalla passione per la musica e dalla condivisione dei principi che da sempre Niccolò Fabi cerca di trasmettere, senza gridare, a chi lo segue: la forza del collettivo e il potere delle idee. Il suo pubblico sa, non sbaglia un coro, come non manca un silenzio, tutto è perfetto, anche la trasgressione di quella sobrietà  di cui ci sentiamo tutti un po’ orfani. C’è sempre l’eccezione che conferma la regola e qui si è tradotta in un Palalottomatica colorato di infiniti Grazie, silenziosi ma potenti come la sua musica.

Questo concerto è stato la giusta conclusione di un percorso di onestà, coerenza, stima, amicizia, gratitudine e passione per la musica che è durato 20 anni e ha coinvolto, oltre a Niccolò Fabi, il suo pubblico, i musicisti, i tecnici e chiunque si sia trovato lungo la strada. Vent’anni che è stato possibile condensare in tre ore di emozioni forti, note, sorrisi, abbracci, lacrime, voci all’unisono, applausi capaci di volare lontano e tanta soddisfazione per quell’oro che alla fine dell’arcobaleno si trova e vale molto di più. I meriti di tutto questo sono dell’artista e dell’uomo che vanno di pari passo, cosa non scontata.

A distanza di un anno sono ancora ferma a quelle immagini, un po’ per la bellezza che mi hanno regalato, un po’ per la mancanza che hanno generato. Un’assenza che si sente giorno dopo giorno, che si cerca di colmare con le note, quelle che risuoneranno sempre, a prescindere dal domani.

Nell’ultimo fotogramma di un anno fa 24 artisti sullo stesso palco facevano risuonare le parole di Lontano da me, brano che non nasconde la necessità di un distacco per dare forma alle cose, per riprendere fiato. In cuor mio spero che, dopo la lontananza e la messa a fuoco, ci sia sempre un ritorno.

Io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me
io sto bene quando sto lontano da me
lontano da me
lontano da me

Dove nessuno sa chi sono e dove niente mi riguarda
dove l’ignoto ha il suo profumo
io vado incontro al mio destino seduto accanto a un finestrino
e con in tasca un passaporto e all’orizzonte un nuovo viaggio
con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio”

 

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