Questa è l’ultima volta che ti dimentico: la vita di Anna, le emozioni di tutti.

Oggi vi parlo dell’ultimo libro di Levante Questa è l’ultima volta che ti dimentico. Potrebbe sembrare fuori luogo tra le pagine di questo blog ma musica e libri non sono così distanti come sembrano, in ogni libro risuonano tante storie (quella dell’autore, quelle dei protagonisti, quella di chi legge) e il testo diventa il terreno in cui i suoni di queste storie si incontrano e si scontrano dando vita a sinfonie inaspettate.

La musica, in senso più stretto, la troviamo, inoltre, disseminata lungo tutta la storia di Anna: la piccola protagonista vive in compagnia della musica e del suo walkman, che diventerà poi un lettore cd. Ogni momento ha una sua colonna sonora, dai Verdena a Lucio Dalla, dai Nirvana a Britney Spears passando per Placebo e Manu Chao. Senza queste note le vicende avrebbero, probabilmente, preso una piega diversa. 

Ho atteso molto l’uscita di questo romanzo con la consapevolezza che più le aspettative sono alte più è facile rimanere delusi. Questa è l’ultima volta che ti dimentico, invece, mi ha tenuto sveglia a divorare una pagina dopo l’altra, senza riuscire a staccarmi dalle parole, come non mi capitava da un bel po’ di tempo. 

Siamo di fronte a un romanzo di formazione che ci porta a vivere il passaggio della protagonista dall’infanzia all’inizio dell’adolescenza, un periodo della vita in cui tutto procede a passo lento e veloce allo stesso tempo. Avere 12/13 anni vuol dire non sentirsi né bambino, né adulto e convivere con un senso di inadeguatezza ma anche 20181121_033436_0001con la sensazione, a volte, di essere invincibili. 

Questa è l’ultima volta che ti dimentico si definisce come una storia di amicizia, amore e grandi sogni, io aggiungerei anche storia di coraggio. Levante attraverso le sue parole ci rende partecipi del coraggio dei protagonisti. Per Anna il coraggio risiede nei sogni che le permettono di guardarsi dentro e andare oltre ogni dolore, Egle e Giulio, anteponendo la felicità degli altri alla loro, si fanno, invece, portatori di un coraggio che spesso rischia di non essere compreso poiché scambiato per vigliaccheria. 

Elemento importante per lo sviluppo psicologico della protagonista è la collocazione geografica della storia: la Sicilia, più di altre, è una terra che, se ci nasci, ti resta dentro e resterà lì ovunque andrai. Anna non vede futuro per i suoi sogni nel piccolo paese in cui vive, si sente costretta dentro quei confini fisici, inseguita da un passato che tutti conoscono, ma sa che quei colori, quegli aranceti, quelle voci faranno sempre parte di lei. Le sue origini, il legame con la famiglia, la necessità di fare i conti con il passato saranno per Anna momenti cruciali della consapevolezza che la porterà in viaggio verso la donna che diventerà. 

Quello che, fin dalle prime righe, mi ha colpito in questo libro è il modo in cui l’autrice descrive il travaglio interiore di Anna, divisa tra voglia di rinascita e frustrazione per un mondo che non la vede e non le dà le attenzioni di cui avrebbe bisogno. Un dolore interiore che si dimostra anche a livello fisico e che Anna cerca di superare lavorando sul suo corpo attraverso la danza che rappresenta il sogno ma anche la fatica quotidiana per raggiungerlo. Uno stato d’animo che è palese al lettore ma non a chi le vive accanto. Per la mamma, le sorelle, gli amici, Anna è forte ma, dentro di lei, vive un mondo che neanche la sua migliore amica conosce. Anna è lo specchio di quello che ognuno di noi vive ogni giorno, dover essere all’altezza delle aspettative altrui, mostrare un volto che, spesso, non ci appartiene. Tante solitudini che si incontrano senza vedersi, ognuna con le proprie fragilità ben nascoste, senza rendersi conto che è proprio la fragilità il comun denominatore di ogni vita.

L’età di Anna, il suo vissuto, il luogo in cui si muove, non impediscono al lettore di calarsi nei suoi panni per il semplice fatto che le emozioni non hanno età, non conoscono confini, non vedono colori, ci rendono tutti perfettamente uguali e saranno sempre la lente attraverso cui ogni essere umano si rapporterà al mondo che lo circonda.

Leggendo tra le righe e dentro l’anima di questo romanzo sono sicura che ognuno potrà ritrovarsi bambino, guardandosi come non si era mai visto e potrà, con quegli stessi occhi, vedere l’adulto che è oggi. Le prospettive da cui guardiamo la vita fanno sempre la differenza, quello che sentiamo come dolore potrebbe rivelarsi la nostra forza, quello che percepiamo come mancanza potrebbe essere in realtà presenza.

Non posso che concludere ringraziando Levante per le parole, le note non scritte, i sogni e le emozioni.

 

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