Sudwave: da Toni Soddu a Ermal Meta, la musica al centro.

Quando pensiamo alla musica ci vengono in mente note, parole, concerti ma la musica è anche molto altro, è fatta di persone, professionalità, luoghi, strumentazione, la musica è sempre in movimento dentro e attraverso se stessa.

Venerdì scorso ho avuto la possibilità di partecipare ad alcuni incontri tenuti ad Arezzo nell’ambito della manifestazione figlia di Arezzo Wave, Sudwave, lo showcase festival dedicato ai talenti del Sud Europa. E’ stata una vera e propria full immersion nella musica, intesa in tutti i suoi aspetti, durante la quale è stato possibile ascoltare gli interventi degli organizzatori dei più importanti festival musicali e dei manager di note realtà, sia nel campo discografico che della musica dal vivo. Avere l’opportunità di percorrere la musica attraverso l’esperienza di chi lavora per farla suonare bene e portarla nei luoghi che siamo soliti frequentare, non è cosa usuale.

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E’ stato interessante salire, anche solo idealmente, sui palchi dei concerti e dei festival più importanti riuscendo a capire cosa succede prima che tutto abbia inizio, quando non c’è neanche un palco ma solo camion carichi di strumentazione, quando si lavora per fare in modo che il suono sia perfetto sopra e sotto il palco. I ricordi e le testimonianze dei molti professionisti intervenuti nel corso del panel in ricordo di Toni Soddu, il più grande stage manager italiano, ci hanno accompagnato in questo viaggio attraverso la vita di un uomo di rara professionalità e gentilezza, una figura fondamentale per l’industria della musica dal vivo, un professionista che ha sempre messo a disposizione tutto il suo bagaglio di conoscenze per garantire la migliore esibizione possibile, a prescindere dal fatto che sul palco ci fosse un headliner o un emergente.

Nel corso del Talk “Build a band” mi hanno colpito positivamente le parole di Valerio Soave (fondatore dell’etichetta indipendente Mescal) e Bernard Batzen (Music Promoter, fondatore di Azimouth Production-FR) che hanno sottolineato come non esista una chiave per il successo sicuro, esistono impegno, passione, preparazione e, soprattutto ogni band, ogni artista è diverso da un altro ed è proprio la sua diversità il suo punto di forza. Quello che è importante è essere veri, appiattire la proposta su modelli precostituiti non funziona e, soprattutto oggi, nell’era dei social media in cui l’artista ha la possibilità di avere un contatto diretto con il suo pubblico, a vincere è la verità e non la finzione dell’omologazione.

In termini diversi, ma senza allontanarsi troppo da questo pensiero, Ermal Meta, protagonista dell’ultimo incontro della giornata, ci ha tenuto a ribadire l’importanza della cultura intesa come mezzo per esprimere la resistenza alla massificazione del pensiero, invitando, tramite la conoscenza, ad accendere quante più luci possibili (l’intervento intervento in merito all’argomento a fondo pagina*).

A condurre l’intervista ad Ermal Meta è stato un intervistatore d’eccezione, il chitarrista dei  Negrita Drigo, che ha saputo fornire con le sue domande degli spunti dai cui partire senza costringere l’intervistato entro confini stabiliti. La bravura di Drigo è stata quella di lasciare tempo e spazio, saper ascoltare senza mai trascendere, permettendo al pubblico di entrare in punta di piedi nel passato e nel presente del cantautore, attraverso la sua musica, i suoi racconti e la complicità di chi, pur vestendo i panni dell’intervistatore, vive la musica da dentro.

Ringrazio Sudwave per aver dato l’opportunità ai non addetti ai lavori di conoscere un mondo nuovo che è comunque parte integrante della realtà musicale che ogni spettatore vive. Il merito più grande di questa manifestazione è stato, però, quello di aver offerto a molti giovani artisti l’occasione di far conoscere la loro musica al pubblico ed entrare in contatto con i professionisti dell’industria musicale: una concreta possibilità in un momento in cui tanti ragazzi, che vorrebbero fare della loro passione un lavoro, non vedono alternative tangibili.

 

*L'appello di Ermal Meta alla platea presente "La memoria contribuisce a quella che si chiama coscienza storica e la coscienza storica  è molto importante per l'identità culturale perché la cultura  è il collante che lega le epoche.  Non ricordarsi della grandezza della cultura e dell'arte di questo paese è un vero peccato, non basta saperlo, ci sono vari modi per dimenticarsi di alcune cose, non valorizzare la cultura è un modo per dimenticarsene, contribuire alla massificazione del pensiero e, soprattutto, non resistere a questa massificazione. La cultura nasce là dove c'è una discrepanza e là dove c'è una discrepanza c'è una resistenza e là dove c'è una resistenza si accende una luce, senza resistenza non c'è luce e senza luce non c'è niente, c'è buio. La memoria dovrebbe essere la luce in questo momento. Avere una visione chiara di quello che è stato il passato permette di non fare errori nel futuro, errori che possono pesare gravemente sulla società.  Accendete quante più luci possibili, trovate tutti i modi per farlo, il buio non è soltanto per gli occhi è interiore, ci hanno spento un sacco di luci noi dobbiamo riaccenderle con la cultura,  sapendo, imparando, avendo idee e soprattutto dando loro vita, non importa quanto grandi, quanto piccole siano perché non sai mai dove ti conducono, dove ti portano."

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