Diodato: la festa di fine tour e la gratitudine di chi scarta un sogno

Oggi vi racconto la storia di un regalo di compleanno anticipato, perché gli amici sanno sempre quali sono i regali giusti e, anche in tempi non sospetti, trasformano l’annuncio di un concerto di Diodato in un regalo di compleanno.

Due mesi sembrano tanti ma poi passano in fretta e arriva il momento in cui il regalo si trasforma in esperienza. La giornata non è delle migliori, Roma ci ha riservato il suo lato più burrascoso e malinconico, quello che ti fa pensare che, tutto sommato, l’unica serata possibile preveda plaid, tisana e chiacchiere, con la pioggia in sottofondo che scivola sui vetri. Alla fine però, la voglia di scartare un regalo fatto di emozioni e di condividere note e risate, vince su tutto e si esce. La prima parte della serata è quella che, su carta, sembrerebbe una follia: 18 coperti senza prenotazione in un sabato sera romano e 90 minuti di tempo a disposizione per portare a termine la cena. Risultato: missione compiuta perché la follia è sempre testarda nei suoi intenti e, volere è sempre sinonimo di potere, così alle 22:30 circa siamo pronti per la serata di musica.

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Entriamo in sala sulle note di Di questa felicità, il concerto è un alternarsi di brani da ascoltare quasi in silenzio e altri da cantare a squarciagola, brani in grado di farci naufragare dolcemente in un mare di note. Diodato procede velocemente, poche parole, tanta musica, suoni che ti arrivano dritti allo stomaco, voce giusta per ogni atmosfera e in grado di arrivare senza sforzo ad ogni tonalità. La voce di Diodato è uno strumento pieno di sfaccettature, perfetto, mai fuori tono, la cui perfezione non si traduce in banalità riuscendo a dar vita a tutte le sfumature dei suoi testi.

A questo punto dovremmo essere circa alla metà del concerto, le luci sul palco si spengono giusto il tempo utile per chiederci cosa stia succedendo che,  all’improvviso, Diodato appare in fondo alla sala posizionandosi su qualche gradino accanto al bancone del bar con tanto di band in versione acustica e la musica riprende chitarre voce e cuore, perché alla fine questo è quanto basta, il resto, ce lo dice anche lui, è qualcosa di più. Ci ritroviamo così in prima fila perché quello che ti aspetti non è mai quello che sarà e la musica, come la vita, riesce a sorprenderti sempre.

Qui riparte il concerto con Piove, cover del famoso brano di Domenico Modugno, a seguire Patologia e Ubriaco e, questa parentesi, sembrerebbe conclusa.  La band torna sul palco ma Diodato si ferma e, chitarra alla mano, ci regala un’incantevole Fiori immaginari, pezzo non presente in scaletta da un po’, e mentre dal palco arrivano forti le note di chiusura del brano, anche lui riprende posizione. Il concerto torna alla sua consueta forma entrando nel vivo della scaletta con i pezzi più attesi come Adesso, La verità, Essere semplice, Babilonia senza dimenticare brani meno noti, ma ugualmente emozionanti, come Alberi e da ballare come Se solo avessi un altro.

Siamo così alla fine, Diodato scende dal palco, anche se, in realtà, non ci è mai salito veramente perché il suo cuore è sempre stato lì sotto con noi, e non c’è conclusione migliore per questa festa di fine tour che cantare e ballare insieme Cretino che sei, quasi fossimo una cosa sola.  La musica finisce così, in un abbraccio collettivo, e tutte le parole di Diodato sono parole di ringraziamento rivolte a chi gli ha permesso e gli permette di vivere la musica come l’aveva sognata. Lui dice di aver sognato in grande e di aver potuto realizzare quei desideri ma io sono sicura che il suo sogno di domani sarà più grande di così.

Per quanto mi riguarda, invece, il regalo è scartato, non importa se con due giorni di anticipo, quel che importa è quello che del regalo rimane e, a me, di questo regalo restano sorrisi, emozioni, note e un foglio stropicciato (in principio un biglietto) con un Grazie ma, la verità, è che sono io a dover ringraziare chi mi ha regalato questo pezzetto di vita, chi l’ha condiviso con me e chi l’ha reso unico con la sua musica.

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