Diversi o Uguali ma, prima di tutto, Esseri Umani.

“Ti chiamano “mujaheddin” ma tu non hai nemmeno mai creduto nei santi. La gente si spaventa quando è in metro con te, più li guardi e più ti sembrano pazzi” Kashmir – Kashmir by Cesare Cremonini

Parte da una canzone un pensiero che non posso più tenere in testa. La musica ci insegna che non esistono confini che non si possano superare, le canzoni sopravvivono al tempo grazie alla nostra memoria e oltrepassano confini fisici perché, al netto delle parole soggette a molteplici declinazioni linguistiche, la musica parla un linguaggio universale.

Ascoltiamo ogni genere musicale senza chiederci quali siano le sue origini, assistiamo a concerti di artisti di ogni nazionalità e non ci importa se sul palco ci sia un italiano, uno statunitense (Lenny Kravitz), un’israeliana (Noa), un portoricano (Daddy Yankee), un messicano (Carlos Santana) un libanese (Mika), un albanese (Ermal Meta), un senegalese (Youssou ‘n Dour), l’unica cosa che vediamo è quanto la loro musica ci faccia stare bene.

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Quello che dovrebbe essere ormai scontato, in questi anni segnati dal progresso, è che se delle note su un pentagramma possono viaggiare liberamente arrivando anche dove vorrebbero vietarle in tutte o alcune forme, allora possono e devono farlo anche le persone, indipendentemente da dove hanno avuto la fortuna/sfortuna di nascere, e nessun altro uomo dovrebbe avere i mezzi per impedirlo.

Questa nostra Cara Italia, utilizzando le parole del rapper italiano Ghali che, ad esempio,  è nato in Italia da genitori tunisini, è stata da sempre crocevia di popoli e culture diverse che hanno lasciato la loro traccia, nei dialetti, a volte più simili ad altre lingue che all’italiano, nelle diverse usanze locali, nell’arte. La diversità della nostra terra è una ricchezza, è quello che spinge molti turisti a fare lunghi viaggi per visitarla e, grazie a loro, molti italiani lavorano e, quindi, vivono. Questa diversità, fonte di sostentamento per un paese che soffre ogni anno di più, non è lontana da quella che altre popolazioni stanno portando qui. Siamo propensi a vedere solo quello che ci viene tolto, ammesso che chi arrivi qui ci tolga realmente qualcosa, e mai la ricchezza che ogni essere umano e ogni cultura portano con sé.

Molti di quelli che noi chiamiamo extracomunitari, in realtà neanche lo sono, oggi la comunità europea comprende paesi che, in molti, neanche saprebbero collocare geograficamente, quelli che chiamiamo migranti provengono da territori in cui vivere equivale a morire e corrono il rischio di morire per provare a vivere. Molti lasciano la loro famiglia, i loro affetti per un futuro che forse neanche avranno. A differenza dei nostri nonni che lasciavano un’Italia povera in cui forse si viveva a stento, ma si viveva, loro lasciano una morte sicura, non cercano fortuna ma vita. Arrivati in Europa spesso trovano solo povertà estrema ed emarginazione che non si traduce necessariamente in violenza.

Chi è venuto con l’intento di rubare, stuprare, uccidere è pari all’italiano che ruba, stupra, uccide e merita la punizione più dura. Questo perché il mondo non si divide in bianchi e neri, italiani buoni e immigrati cattivi, il mondo si divide in chi ha cuore e il coraggio di usarlo e chi lo seppellisce sotto una valanga di odio e violenza verbale e fisica. L’odio genera odio, la violenza genera violenza e non è così che si costruisce un mondo migliore, questo è solo il modo migliore per creare un posto insicuro in cui far crescere i nostri figli italiani.

Prima di discriminare, insultare, aggredire qualcuno per il colore della pelle, l’orientamento religioso, le scelte sessuali, la disabilità, fermiamoci a pensare che quel gesto non ci renderà più fighi, più forti, tantomeno migliori. La nostra forza risiede solo nel nostro essere diversi, ognuno a proprio modo, e nella capacità di coltivare queste diversità affinché diventino quello che ci rende unici agli occhi degli altri.

L’altra cosa da non dimenticare è la memoria di quello che siamo stati, ricordare aiuta a capire che tutti meritano la possibilità di salvarsi.

Chiudo con una canzone così come ho iniziato.

“Facciamo finta che tu sei diverso e che malgrado questo io non ti voglio ammazzare”  Facciamo Finta by Niccolò Fabi

 

“Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani” Marco Mengoni

 

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