Maldestro:quando l’onestà parte dal nome.

Oggi vi racconto il concerto di domenica sera a Na cosetta estiva, sul palco c’era Maldestro, un cantautore che ha scelto di presentarsi al pubblico con un nome d’arte che rappresenta semplicemente il suo essere maldestro nella vita di tutti i giorni in cui, per sua stessa ammissione, inciampa sempre, fa disastri sul palco, etc.

L’onestà di questo cantautore, che ha alle spalle tanta gavetta, tanti premi ma anche un tratto di vita non facile, inizia dal nome e segue nei testi in cui lo troviamo schierato dalla parte di chi vive la vita vera con il dolore che spesso ne consegue, dolore per un amore finito, una famiglia imperfetta, un sogno lontano, uno Stato assente.

Sono andata a questo concerto per curiosità, perché di lui mi avevano parlato bene ma, di fatto, non conoscevo nessuna canzone.

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La prima cosa che mi ha colpito è stato il set allestito sul palco, strumenti inusuali che promettevano sonorità altrettanto inusuali (contrabbasso elettrico, mandolino, ukulele, percussioni varie..) così, con molte aspettative, una volta spente le luci, mi sono messa in ascolto e, piano piano, mi sono ritrovata dentro il suo mondo fatto di parole, musica e coraggio.

Maldestro è un cantautore coraggioso, uno che nella vita ha vinto su un destino che sembrava non prospettare nulla di buono, che è riuscito a staccarsi di dosso un brand (come lo chiama lui) che in genere ti rimane sulla pelle proprio come un marchio a causa dell’incapacità di molti di guardare oltre le etichette.

In questo live Maldestro ci ha regalato brani intensi come Canzone per Federica, Tutto quello che ci resta, Che ora è, Abbi cura di te, Prenditi quello che vuoi e testi impegnati come Sopra al tetto del comune e Sporco clandestino anticipato da una netta presa di posizione sull’attuale situazione politica: “Io chiudo i porti, tu chiudi i porti, egli chiude i porti, noi chiudiamo i porti, voi chiudete i porti, essi chiudono i porti. Verbo annegare”

In Io non ne posso più Maldestro chiede l’aiuto del pubblico che canta, senza risparmiarsi, questo e molti altri pezzi. L’atmosfera che si respira è quella di casa perché, anche se ognuno è dalla parte prestabilita del palco, non si sente distanza. Quando, chi è sopra il palco non dà per scontato chi è sotto, è come se si fosse tutti dalla stessa parte, quella di chi ama la musica.

Maldestro ringrazia più volte i suoi musicisti, che definisce artisti, il pubblico e Roma, una città che lo accoglie sempre con calore, non esita ad ammettere che la sua musica, senza l’abbraccio di quel pubblico, sarebbe inutile.

Non manca un omaggio a Ivano Fossati, uno dei maestri della musica italiana, di quel cantautorato a cui Maldestro si ispira, decidendo, proprio per questo, di regalare al suo pubblico una intensa I treni a vapore.

Torna a grande richiesta per il bis, esegue chitarra e voce Tutto come prima, un fuori programma che, prima dell’inizio della serata, ha promesso ad un suo fan, negli anni diventato amico.

Chiude eseguendo nuovamente la bellissima Abbi cura di te, di cui il pubblico conosce a memoria ogni parola, e la liberatoria Io non ne posso più che, ognuno immagino abbia cantato con forza pensando a qualcuno o qualcosa in particolare.

Finisce così, in un grido che è anche un abbraccio, il concerto di un cantautore che, fin qui, ha saputo raccontare i nostri giorni con la poesia e la verità che meritano.

 

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