La musica di Ermal Meta fa battere all’unisono i cuori del Foro Italico.

Questo non sarà propriamente il resoconto di un concerto, ma la storia di un’amicizia, di un gesto d’amore, di musica che salva e di umanità. Tutto è iniziato poco più di un mese fa con l’entusiasmo, il conto alla rovescia, l’adrenalina e la voglia di vivere insieme la prima data in casa dopo un anno di trasferte più o meno lontane. Ad un certo punto però l’entusiasmo si è scontrato con la vita di tutti i giorni e con i suoi brutti scherzi, quelli che arrivano quando meno te l’aspetti e, inevitabilmente, smorzano gli animi. Una battuta d’arresto che ha fatto sembrare tutto un po’ meno bello, ci ha costretto a fare i conti con la tristezza con cui abbiamo dovuto condividere la stanza e, proprio da quella tristezza siamo ripartiti per riscoprirci più forti e uniti. Grazie alla musica di Ermal e a un collante chiamato amicizia tutto ha ripreso il suo corso, abbiamo condiviso ansie, dubbi, preoccupazioni, ci siamo fermati e siamo tornati a correre per arrivare fino a giovedì in un parterre enorme armati solo di carta e amore per la musica, quella che ci ha unito e ci ha portato fino a lì. Non eravamo tutti fisicamente presenti, ma con il cuore si, donando il suo posto al Telefono Rosa, chi non c’era ci ha fatto incontrare il sorriso di Marta. Il bene lascia il segno sia nel volto di chi lo fa che in quello di chi lo riceve, illuminando tutto ciò che incontra sulla sua strada, si è riacceso così l’entusiasmo smorzato un mese prima, giusto in tempo per l’inizio del concerto.

CollageMaker_20180707_173754703L’apertura è stata affidata al bravissimo cantautore Cordio che, accompagnato dal chitarrista Davorio, ha scaldato un pubblico già attento e partecipe. Finito l’opening act le luci si sono spente e la serata è iniziata con la voce fuori campo di Ermal Meta che, con delle semplici frasi, ha riassunto il senso del nostro essere uomini con i dubbi e le domande che a volte ci fanno perdere di vista quello che veramente conta, quello che, forse, nessuno sa spiegare ma che, quando conti le cose belle della vita, lo conti sempre due volte: l’amore. Il brano introdotto da questo emozionante prologo non poteva essere che Non abbiamo armi, una semplice ma forte dichiarazione di intenti.

Da qui, uno dopo l’altro, Ermal Meta ci ha fatto ascoltare brani vecchi e nuovi passando attraverso tutti gli stati d’animo possibili, dalla commozione su pezzi intensi come 9 primavere, Schegge, Le luci di Roma, Umano, all’adrenalina di Gravita con me, Dall’alba al tramonto, Io mi innamoro ancora, Straordinario, passando attraverso momenti in cui la fragilità si è trasformata in forza con brani come Vietato morire, Il vento della vita e Molto bene, molto male perché, alla fine, a prescindere da tutte le cadute quello che conta è rialzarsi e continuare a guardare avanti con la consapevolezza che ogni ostacolo sarà solo vento nuovo che ci porterà verso la realizzazione di quello per cui lottiamo ogni giorno.

Non sono mancati momenti ironici in cui Ermal Meta ha scherzato, si è divertito, ha coinvolto il pubblico in un saluto speciale a Fabrizio Moro dopo Non mi avete fatto niente, ha raccontato di come Vietato morire gli abbia, in qualche modo, salvato la vita facendo da collante tra lui e la sua anima.

Menzione speciale meritano i due brani in duetto con Fiorella Mannoia, a mio avviso una delle interpreti femminili più emozionanti del panorama italiano e, cosa non meno importante, grande donna. A parte te e successivamente Che sia benedetta hanno rappresentato un momento musicale di rara intensità in cui le voci di due grandi artisti si sono fuse con i loro cuori. Su quel palco ho visto due esseri umani prendersi per mano e mostrarsi senza maschere ad un pubblico diviso tra lacrime e apnea. La musica è arte, ma l’arte senza umanità perde la sua forza più grande.

Altro momento degno di sottolineatura è stata la chiusura con Mi salvi chi può, secondo me, uno dei pezzi migliori di tutta la produzione solista di Ermal Meta. Questo brano è  caratterizzato da una interpretazione live particolarmente delicata soprattutto nella prima parte, intensa e chiusa in un’atmosfera onirica sottolineata dall’utilizzo del vocoder, strumento in grado di riprodurre metallicamente la voce che riesce, così, ad entrarti in testa e risuonare incessantemente alla stregua di quei pensieri che ti martellano. Nella seconda parte è, invece, l’anima a lanciare un grido disperato di aiuto accompagnato, in fondo, dalla consapevolezza che alla fine ognuno ha dentro di sé quella salvezza che disperatamente cerca negli altri. Fine è l’ultima parola del brano che non sarà però l’ultimo, dopo i saluti e l’uscita della band, Ermal Meta ci ha regalato, come è solito fare, un altro brano chitarra e voce, solo lui e la sua musica, quella che l’ha salvato e in cui non può fare a meno di immergersi. Un pezzo di cielo in più ha chiuso questa serata romana del Non abbiamo armi tour, e, per l’occasione, Roma ha acceso tutte le sue luci e ha dato vita, sulle note di Caro Antonello, al pentagramma del cuore, quello infinito che lega Ermal ai suoi Lupi perché, se è vero che mentre si canta non si può mai morire, con la sua musica è semplicemente Vietato Morire.

 

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