Cerchi che si chiudono o infiniti che si aprono, nella musica tutto è possibile

Oggi vi voglio raccontare come a volte ciò che ci sembra lontano, diverso, non lo sia poi così tanto, anzi, in alcuni casi, sia esattamente il contrario. La nostra mente, la parte razionale di noi, mette in risalto subito l’evidente diversità, la parte irrazionale di noi, ci porta invece in quella direzione che, solo apparentemente, non ci appartiene e, questo, perché il cuore vede ciò che gli occhi non riescono a vedere.

Questo è quello che mi è capitato poco più di un anno fa quando, inaspettatamente, sono inciampata e caduta nella musica di Ermal Meta, chiedendomi cosa mi colpisse in quelle note così distanti da quello che, fino ad allora, era stato il mio punto fermo, musicalmente parlando: Niccolò Fabi.

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Non vedevo nulla che potesse in qualche modo accomunarli, nessun elemento, ma io credo che in tutte le cose ci sia un perché, va solo cercato. Ho iniziato così ad andare oltre la musica, ad addentrarmi nel mondo di questo musicista che stavo iniziando a conoscere, ho accumulato informazioni, mi sono fatta trascinare in un vortice di parole, quelle parole che Ermal Meta maneggia con cura, utilizza in maniera puntuale e mai scorretta, con cognizione di causa e con un lessico mai scontato. A questo punto il puzzle già iniziava a prendere forma, quell’insieme di pezzetti che, inizialmente, sembravano appartenere a due quadri diversi, ora si iniziavano a mostrare parti della stessa immagine, quell’idea di musica da cui non mi stavo discostando, come mi era parso, ma di cui stavo vedendo semplicemente un’altra faccia.

La cura nell’utilizzo delle parole è stata la prima somiglianza che mi si è palesata, questo denota una passione comune per le lingue, per il loro potere evocativo, la loro musicalità che, altro non sono se non la conseguenza della loro derivazione linguistica. Entrambi hanno scelto infatti studi, anche se diversi, che avessero a che fare con le lingue. Niccolò Fabi con una laurea in filologia romanza ha scelto di guardare avanti tornando all’origine di quella che è la nostra lingua madre, che ci dice quindi da dove veniamo e dove stiamo andando. Ermal Meta con una quasi laurea in Lingue ha scelto la forma linguistica moderna, quella che ci permette di comunicare al di là delle frontiere che gli uomini hanno costruito, questo però non può prescindere dal passato da cui tutto trova necessariamente origine.

Ovviamente non mi sono fermata, ho continuato la mia ricerca e, più andavo avanti,  più tutti i pezzi trovavano il loro posto, entrambi hanno respirato musica sin da piccoli perché sono figli di chi la musica la vive, madre violinista da un lato, padre musicista e produttore dall’altro, sono entrambi nati e cresciuti con la musica nel DNA e, seppur con declinazioni diverse rispetto ai genitori, hanno continuato su quella strada e, soprattutto, hanno trovato il sostegno della famiglia per poter coltivare una passione che, a volte viene vista come una perdita di tempo, qualcosa che non porta da nessuna parte.

Avere la musica nel DNA vuol dire non poterne fare a meno, vuol dire portarla dentro anche quando nessuno la vede, vuol dire trovare il vero amore ed essere sicuri che sarà per sempre, senza se e senza ma. Questa condizione la spiega benissimo Ermal Meta nel brano composto ai tempi de La Fame di Camilla Niente che ti assomigli  “Come una piuma dentro me tu ti muovi a ogni respiro ma perché hai deciso di salvarmi? Non c’è niente che ti assomigli. Le ombre su di te diventano ripari per le mie parole nuove. Il bene che hai per me  mi chiude gli occhi ma adesso non ho più bisogno di vedere. L’amore che ho per te è cosi vasto che con me lo porterò nelle prossime vite.” Niccolò Fabi non è così esplicito nei testi delle sue canzoni ma ha sempre scelto la musica come rifugio nei momenti più difficili, quelli in cui niente ti sembra avere senso. Se per Niccolò Fabi la musica è stato qualcosa a cui aggrapparsi per cercare di trasformare il dolore di un uomo in qualcosa che fosse nuova vita, per Ermal Meta la musica è stato il sogno in cui credere per cambiare le stelle di un bambino cresciuto in fretta.  Entrambi hanno attraversato e superato il loro momento più buio e hanno scelto di raccontarlo a modo loro proprio in musica.

Nei testi che scrivono c’è il loro vissuto personale, quello che preferiscono raccontare così, senza ulteriori aggiunte perché la musica non va spiegata, lo affermano entrambi, il significato della musica è quello che arriva ad ognuno, indipendentemente dal fatto che coincida o meno con quello originario. Non è un caso che al centro della loro produzione musicale ci sia l’uomo nelle sue mille sfaccettature, con i suoi sentimenti e le sue contraddizioni, esemplificativi di questo sono SOLO UN UOMO, che sembra essere il manifesto della poetica di Niccolò Fabi e UMANO che racchiude il senso della produzione di Ermal Meta. Sembra riduttivo fermarsi a parlare dell’uomo ma, ce lo dice Ermal Meta, l’uomo è contenitore di infinito e l’infinito ha tutto tranne che fine quindi ci sarà sempre qualcosa da raccontare che lo riguardi. Riuscire a raccontare così bene ciò che accomuna tutti gli uomini, al di là dell’estrazione sociale, del vissuto personale,  vuol dire essere in grado di arrivare all’essenza dei sentimenti che non conoscono differenze di nessun tipo, lì siamo tutti uguali. Io credo che questa sia una dote non comune che si coltiva cercando di assorbire il più possibile da chi si ha intorno, cercando di entrare nelle vite degli altri con la consapevolezza di restituire in musica quanto si è rubato. Questo ovviamente non può prescindere dal contatto con le persone che incontrano nel corso del  loro cammino, dal tempo che dedicano loro, ascoltandole o semplicemente regalando un sorriso. L’umanità spesso viene dimenticata a favore di tutto quello che ruota intorno alla musica, loro trovano sempre il tempo per un gesto o una parola, tempo per schierarsi dalla parte di chi non trova giustizia, tempo per riportare al centro proprio questa umanità che sembra non trovare spazio nelle pagine della politica. Il loro mestiere è la musica, la politica non entra nei loro testi in maniera esplicita ma si fanno portavoce di  realtà meno fortunate e, per questo, a volte dimenticate. Lo fanno attivandosi in prima persona con la musica e con i fatti.

Altro punto di contatto è la  passione per la lettura e l’inevitabile influenza di questa passione nelle rispettive produzioni, a titolo esemplificativo vi cito Voodoo Love che prende spunto da Alchimia del desiderio di Tarun J. Tejpal e  Ecco che trae ispirazione dalla parte conclusiva di Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer.

I loro percorsi musicali sono diversi ma in qualche modo simili, iniziano a scrivere presto ma le prime apparizioni pubbliche li vedono nelle vesti di musicisti. Ora stanno attraversando due momenti diversi della loro carriera ma hanno raggiunto un traguardo che probabilmente consiste in ciò che speravano di ottenere quando hanno iniziato a fare musica. Per Niccolò Fabi, dopo vent’anni di attività, è la consapevolezza di essere riuscito ad arrivare alle persone, non importa quante, spogliando la sua musica di tutto il superfluo, arrivando all’essenza, mettendo la sua anima a nudo, giungendo all’apice del percorso musicale intrapreso con La cura del tempo. Per Ermal Meta si tratta di poter  aver il riconoscimento che merita, dopo anni di sudore versato su piccoli palchi. Mi sento di dire che per entrambi sarà solo un nuovo inizio.

Potrei scrivere ancora molto su di loro ma ho scelto di fermarmi qui perché credo che questo possa bastare per chiudere tutti i cerchi che mi sembravano aperti, per ricomporre una sola immagine, anche se ne vedevo due diverse. Concludo affermando  che quella diversità che percepivo all’inizio non era che l’altro lato del cerchio. Quando scegliamo di addentrarci nella diversità, scopriamo che il diverso non esiste.

Se volete ascoltare qualcosa vi lascio qualche link spotify da ascoltare in parallelo:

Mi salvi chi può – Ermal Meta (ultima traccia di Non abbiamo armi)

Vince chi molla – Niccolò Fabi (ultima traccia di Una somma di piccole cose)

Umano – Ermal Meta (quinta traccia di Umano)

Solo un uomo – Niccolò Fabi (prima traccia di Solo un uomo)

Quello che ci resta – Ermal Meta (decima traccia di Non abbiamo arrmi)

Costruire – Niccolò Fabi (quarta traccia di Novo Mesto)

 

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