Musica: da dove arriva e dove va?

Parliamo di musica ogni giorno ma ci siamo mai chiesti da dove viene? cosa significa esattamente la parola in sé? Io me lo sono chiesto e ve lo racconto qui insieme alle mie conclusioni.

L’etimologia del termine musica si riconduce al greco antico: deriva, infatti, da μουσική (musikè) cui è sottinteso il termine tèchné. Musica significa, quindi, “arte delle muse” ed è rilevante l’importanza che gli antichi greci diedero a tale arte, arte delle arti,  che dona all’uomo la possibilità di trasformare la semplice aria in qualcosa che trasporta gli animi ben oltre i sensi, capace di incantare innumerevoli generazioni fin dalla sua origine.*

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Partendo dall’etimologia di questo termine, possiamo dire che la musica trasforma, trasporta e incanta, ma andiamo un po’ più a fondo anche in questi termini.

  • trasforma —– dal latino transformare formato da trans- cioè “oltre” e formare ossia “dare forma” Esiste una parte transpsichica (al di là della psiche, ossia la parte molto profonda di noi stessi) nell’uomo, e il termine al di là fa riferimento a ciò. Il termine formare, invece, sta ad indicare proprio “dar luogo a forma” ” in un certo senso “creare”, ma più precisamente “dare forma”. Quindi il termine trasformare significa “formare al di là”, cioè “formare nel profondo”, per cosi dire, “formare dentro”. Importante è il significato del termine: formare. Ossia la trasformazione non è creazione; esiste già un qualcosa di latente che con la trasformazione, prende forma**
  • trasporta ——- dal latino transportare, formato da trans- cioè “da una parte all’altra” e da portare dal latino portare, da porta, probabile participio passato di un verbo non attestato perché caduto in disuso in epoca arcaica e avente la stessa etimologia del greco poros, passaggio,  derivante dalla radice protoindeuropea *por- **
  • incanta —— dal latino incantare, composto da in e cantare, quest’ultimo intensivo di canere, ovvero: cantare, cantare in versi, e perciò anche vaticinare e fare incantesimi, dal momento che gli indovini magavano appunto tramite il canto **

Analizzando questi termini viene fuori che la musica dà forma a qualcosa che abbiamo dentro, in profondità, che esiste già ma che non è visibile, diventa così una sorta di passaggio da dentro a fuori di noi, un passaggio interiore. La musica ci trasporta anche ovunque noi vogliamo, questo è il reale incantesimo di cui si parla, io lo chiamerei regalo, riuscire a viaggiare restando immobili vuol dire non perdere la possibilità di guardare con gli occhi del cuore e della fantasia.

Aver capito da dove viene ci ha indicato anche dove va, il suo punto d’arrivo è quell’anima di cui la musica si prende cura, molto spesso, al di là della nostra volontà, arriva anche quando non la cerchiamo e, improvvisamente accende una luce dentro di noi. In molti di casi, se ci fosse stato chiesto, forse avremmo scelto di non premere l’interruttore.

Quindi la musica viene dall’antica Grecia e va ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltarla e, magari, anche un interruttore da accendere.

Ogni giorno le note che ci arrivano sono tante, alcuni sono rumori spacciati per musica, se volete essere sicuri di non sbagliare chiudete gli occhi, se tutto intorno scompare, l’incantesimo sta per avvenire.

La musica che trasforma, trasporta e incanta sopravviverà al tempo, alle stagioni, alle mode perché ha in sé, non solo musica e parole, ma le ali che le permetteranno di volare di cuore in cuore per consegnarsi all’immortalità.

Chiudo lasciandovi degli stralci di alcuni dei brani che hanno acceso i miei interruttori:

Dentro – Niccolò Fabi – Hai dentro la tua malattia, hai dentro la tua cura, hai pioggia dentro il sole, hai ruggine e capriole. Tutto è dentro, quello che hai, quello sai, è dentro” 

Splendere ogni giorno il sole – Max Gazzè – “Adesso fermati e non ci pensare più, però ricordati che a decidere sei solo tu. Tu farai splendere ogni giorno il sole, guarda intorno, sta negli occhi delle persone. Tu farai splendere ogni giorno il sole guarda intorno, sta negli occhi delle persone”

Quando sorridi – Neffa – “Ognuno ha un peso da portare con sé, non dirmi che tu non lo sai, ma più ci pensi e più succede che poi finisce che non ce la fai. ……. Ma finché al mondo c’è qualcuno che ci tiene a te, ricorda se puoi quello è il bene più grande che hai. Non lo sai che quando sorridi è un attimo e così i pensieri più tristi svaniscono a che serve farsi la vita difficile se alla fine è già complicata così com’è” 

Prima di essere un uomo – Daniele Silvestri – “Bisogna essere ottimisti fino in fondo perché potrebbe essere domani la fine del mondo. Quante lacrime mi dai, ne dimostro di meno, non avevo pianto mai prima di essere un uomo” 

Voce del verbo – Ermal Meta – “Quanta forza servirà per diventare debole, per distruggere lo scudo che mi difende da sempre. Opera la volontà, l‘anestesia non ce n’è……Ogni cosa sembra più distante, voce del verbo cambiare, camminare senza fretta, fare soltanto quello che spaventa, lasciarsi vivere perché bellezza, mandare a fanculo tutta la tristezza” 


 * grazie a http://www.etimoitaliano.it per la definizione

** grazie a https://it.wiktionary.org/ per la definizione

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