Angelo Mai – la forza del collettivo

Oggi mi ritrovo qui a raccontarvi una storia di coraggio, di passione, di condivisione, di lotta sul campo, oggi vi racconto la storia dell’Angelo Mai.

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In una città come Roma che resiste alle brutture del suo tempo e risponde allo stupro quotidiano che subisce regalando bellezza, l’Angelo Mai rappresenta un’esperienza di bellezza, un tentativo riuscito di dare alla città una speranza culturale.

Per chi non sapesse di cosa parlo, qui può leggere la loro storia, io non ve la racconto perché quello che mi preme oggi non è raccontare chi sono ma cosa hanno fatto: hanno dato voce per anni all’arte, quella che non ha bisogno di compromessi o raccomandazioni, quella che premia il talento non il suo facsimile. Per portare avanti tutto questo, senza finanziamenti di nessun genere e senza grossi introiti, hanno messo in campo passione, competenza, coraggio, insomma tutto quello che si trova sempre più difficilmente.

L’Angelo Mai altrove è uno spazio in cui l’arte, nelle sue diverse forme, viene promossa, prodotta ed incentivata con laboratori, rassegne, spettacoli, concerti, in cui viene fatto esattamente quello che non fanno le istituzioni, quelle istituzioni che sembra abbiano sempre più a cuore il termine cultura ma non il suo contenuto.

Una giornata di tensione oggi, in cui questo spazio si è trovato per l’ennesima volta vittima di un sistema che non riconosce il valore di iniziative dal basso che fungono da collante in una società sempre più disgregata, ma l’unione fa la forza e alla fine lo sgombero, almeno per oggi, è stato scongiurato. Dico “almeno per oggi” perché non mi fido di chi vuole mettere a tacere la cultura ma si riempie la bocca di belle parole, la verità è che l’arte rende liberi e pensanti e questo fa paura, come fa paura l’aggregazione, figuriamoci un’aggregazione di menti pensanti.

Tante esperienze come questa sono miseramente fallite, impotenti di fronte a chi ha dalla sua gli strumenti della legge, quella che non è mai uguale per tutti. Le vittime di questi fallimenti siamo noi cittadini che abitiamo una città in cui si parla tanto di sociale ma si vive dissociati, sono i luoghi abbandonati da un sistema che si riappropria di spazi per lasciarli morire, è la comunità che, dove ancora resiste, non trova spazi per esprimersi.

Auguro all’Angelo Mai di vincere la sua battaglia perché sarebbe anche la vittoria di questa città, dei suoi abitanti e più in generale dell’arte.

Se queste parole non vi fossero arrivate forti e chiare vi lascio quelle di artisti e musicisti che in questo progetto hanno creduto e credono e in queste ore si sono attivati per mostrare sdegno, mobilitare coscienze, raccontare l’importanza di tutto questo e in molti casi scendere fisicamente in campo.

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