Il sogno ad occhi aperti di Ermal Meta e dei suoi Lupi

Oggi vi racconto un concerto tanto atteso e immaginato, un sogno di bambino che prende forma su un palco extra large in un immenso Forum di Assago stracolmo di Lupi e straripante di felicità per festeggiare un traguardo meritatamente raggiunto da un artista che alla musica ha dedicato il pezzo di vita vissuto fin qui.

Sapevamo tutti che non sarebbe stato un concerto qualunque, la voglia di esserci è stata più forte di tutto, ci ha fatto superare distanze materiali (attraversando l’Italia, e non solo, con ogni mezzo possibile) e stanchezza fisica per le ore di attesa a suon di appelli, numeri e sonno perso, tutto perché i Lupi non lasciano Mai Solo il loro Capo Branco ed  Ermal questo lo sa, si fida di noi e noi di lui, perché il lupo perde tutto tranne il vizio, quello di esserci sempre e comunque.

Questa è stata l’attesa, ora vi racconto le mie impressioni su questo Concerto-Evento, non solo il primo di un lungo tour, ma quello che, con una festa in grande, segna un traguardo e una nuova partenza.

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Tutto è iniziato alle 19.30 circa, a scaldare il pubblico ci hanno pensato Carlo Bolacchi, Cordio, e La Scapigliatura, tutti artisti già noti a chi segue Ermal Meta da un po’, il tempo di riorganizzare il palco e il concerto inizia entrando subito nel vivo con Non abbiamo armi e, da qui, si sono velocemente susseguiti brani vecchi e nuovi su una scaletta che ha sacrificato solo alcuni pezzi della sua carriera solista. I brani più in tinta con il clima di festa sono stati sicuramente Dall’alba al tramonto, Io mi innamoro ancora e Amore alcolico insieme alla già collaudata Straordinario.
Presenti al fianco di Ermal Meta c’erano i musicisti e amici Marco Montanari (chitarra), Andrea Vigentini (chitarra e cori), Dino Rubini (basso), Roberto Pace (tastiere e synt), Emiliano Bassi (batteria) e, in alcuni brani, Luca Brizzi ai fiati. Non sono mancati gli ospiti come Antonello Venditti, Jarabe De Palo, Elisa, Fabrizio Moro. In tema di ospiti, menzione a parte meritano La Fame di Camilla e il piccolo Giuseppe.
Nel primo caso si sono spenti i riflettori della festa e si sono accese le luci del cuore, quelle che ci hanno fatto tornare indietro negli anni e ripercorrere quella strada lunga e tortuosa che ha contribuito a rendere Ermal Meta quello che è oggi, umanamente e artisticamente. Il piccolo palco, che forse riproduceva quello dei tanti club in cui si sono esibiti, non ha tolto nulla all’emozione perché a volte è proprio sottraendo che si aggiunge. Quattro brani sono bastati a farci rivivere la storia di un’amicizia vera, che non lesina abbracci sinceri, e non quella di una favola, perché quello che conta è qualcosa per cui una fine non c’è e La fame di Camilla continuerà ad esserci nel cuore dei fan, vecchi e nuovi, ma soprattutto nel cuore di Ermal che chiude questa parte del live dicendo “questa era Piccole cose e noi siamo La fame di Camilla”.
Il secondo momento di evidente intensità, almeno dal mio punto di vista, è stato quello immediatamente successivo che ha visto sull’enorme palco del Forum di Assago il piccolo Giuseppe che, sicuro di sé e della sua chitarra, ha cantato e suonato Non mi avete fatto niente. Giuseppe ha un sogno, vuole fare il cantautore, ed Ermal Meta regalandogli questo palco ha voluto dimostrargli che nessun sogno è impossibile, basta crederci e impegnarsi per realizzarlo. Accanto a questo bambino sul palcoscenico del suo sogno, Ermal non è riuscito a trattenere lacrime ed emozione, quella vera, perché, non solo il mondo, si rialza con il sorriso di un bambino.
A questo punto, sempre su Non mi avete fatto niente, l’emozione ha lasciato il posto all’energia di Fabrizio Moro e all’intesa, artistica e umana, che era impossibile non percepire. Una scena piena, un pubblico esploso in un urlo liberatorio perché, nonostante tutto, se migliaia di persone si sono ritrovate tutte insieme sotto un palco, significa che non ci avete fatto niente, la musica continuerà ad unire e regalare vita.

Un evento evidentemente studiato in ogni minimo dettaglio che, a mio avviso, è stato penalizzato da un’acustica non sempre eccezionale e da alcuni problemi di natura tecnica che hanno tolto a qualche brano, come ad esempio 9 primavere e Mi salvi chi può, un po’ della magia necessaria.

L’evento, ha lasciato meno spazio del solito a momenti acustici, quelli in cui Ermal entra dentro la sua musica, soprattutto se a donare voce alle note è un pianoforte. In barba a tutto, è così che Ermal Meta decide di congedarsi dal suo pubblico, con Schegge, un brano eseguito piano e voce che parla di lui e del suo rapporto con la musica, un ricordo senza origine che rappresenterà sempre il suo passato, il suo presente e il suo futuro anche al di là di luci e riflettori.

 

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